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Il nostro viaggio

Questo blog sarà per ora il racconto di un viaggio. Viviamo in Brasile da quasi 8 anni, ora a São Thomé das Letras da un anno e mezzo, abbiamo comprato un pezzo di terra…con tutto, molta acqua, molto spazio, molti alberi…era il nostro sogno…abbiamo lavorato un sacco con l’aiuto di volontari di tutto il mondo, abbiamo piantato, costruito, ristrutturato…trovate tutte le foto dei nostri lavori e dei nostri volontari nell’album di foto qui https://www.facebook.com/pg/Seven-on-the-road-540500526115030/photos/?tab=album&album_id=807518976079849

Insomma pensavamo di stare qui per un bel po’ ma…dopo una lunga storia, è una cosa che stava nell’aria da tempo, i nostri figli hanno smesso di andare a scuola… l’abbiamo deciso tutti insieme, non è stato così facile non per la scuola che tanto ci stava stretta da sempre, non per i bimbi che erano entusiasti di questa scelta ma perché non esiste in Brasile una legislazione riguardo all’educazione parentale… Insomma siamo clandestini da questo punto di vista. Questa decisione e il fatto che siamo un bel po’ isolati, ci ha fatto pensare molto. E abbiamo deciso di ripartire…ripartire perché abbiamo già girato un bel po’. Ma questa volta ripartiamo per viaggiare, viaggiare in camper in Europa facendo i volontari…Prima di tutto in Italia per farla conoscere meglio ai nostri figli. Partiremo da Milano, raggiungeremo Trieste dove sono nati i nostri primi 3 figli, scenderemo dal lato adriatico e risaliremo dal lato del Tirreno fino alla Toscana dove abitavamo prima di trasferirci e dove è nato il nostro quarto figlio. Stiamo offrendo il nostro aiuto a vari gruppi e famiglie (sappiamo lavorare la terra, abbiamo piantato e piantato, anche vigna e ulivi, abbiamo costruito casette in bambù e in pietra, ci facciamo il pane con pasta madre, ci facciamo il formaggio, i detersivi e i saponi, vivere qui, dove molte cose ci mancavano, ci ha “costretti” ad arrangiarci…inoltre avremo con noi anche semi da scambiare…) in cambio, preferibilmente, di generi alimentari autoprodotti. Così il nostro itinerario sta piano piano già cambiando…gli inviti sono già molti. Dopo l’Italia, vorremmo fare un pezzetto di Francia, passare per la Spagna e raggiungere il Portogallo….

 

Seguiteci e soprattutto se vi dovesse interessare l’esperienza del volontariato con noi non esitate a contattarci!

Max e Vir

Viaggiare in 7 grazie a workaway

Come sapete, abbiamo già fatto varie volte i volontari viaggiando ma siamo appena tornati dal nostro primo viaggio organizzato tramite workaway. Sono quasi 4 anni che siamo host su questa piattaforma e recentemente abbiamo creato un account anche come workawayers. Direi che l’esperienza è stata più che positiva. Come anticipato, siamo stati in Marocco e più precisamente presso una famiglia franco-marocchina che vive a 20 km da Marrakech. Loro sono Karine, Ahmed e i loro gemelli di 12 anni Nayla e Ilyan. Hanno anche loro 5 figli ma 3 sono già grandi e vivono per conto loro. Un anno e mezzo fa hanno fatto tutti insieme un giro del mondo un pò particolare. Sono andati a conoscere 12 villaggi sparsi per il globo che per scelta o per obbligo hanno costruito il proprio futuro privilegiando l’autonomia. Lo sviluppo delle economie occidentali, sempre più tecniche, ha causato una super specializzazione delle competenze e questo ha portato alla perdita dei saperi essenziali, così nessuno sa più prodursi il proprio cibo, curarsi o costruirsi la casa. Per questo hanno deciso di passare un mese in ognuno di questi villaggi e hanno riscoperto la vera autonomia, molti antichi saperi e il rispetto dell’ambiente. Ovviamente il primissimo villaggio a cui si sono ispirati è stato Tizi N’oucheg di cui vi ho raccontato nello scorso post.

Per tornare alla nostra esperienza, è stato anche il nostro primo viaggio fatto zaino in spalla, 7 zaini e nessun bagaglio imbarcato, solo il  minimo indispensabile! Siamo partiti domenica 26 novembre da Malpensa dopo una bella alzataccia visto che il nostro volo era alle 6.40 di mattina. Siamo arrivati a Marrakech dopo 3 ore e all’aeroporto abbiamo trovato Karine ad aspettarci. Ci ha domandato se ci interessava passare la giornata a visitare la città, a noi non dispiaceva l’idea e quindi ci siamo fatti spiegare bene che autobus prendere sia per andare verso il centro che poi per raggiungere la sua casa. Lei ha caricato i nostri bagagli e ci siamo salutati.

Anche se, dopo 7 anni di Brasile, ci siamo abituati alle città caotiche, l’impatto con Marrakech, forse anche per la stanchezza, non è stato dei più facili. Meno male che ci abbiamo passato anche gli ultimi 2 giorni del nostro soggiorno altrimenti non avremmo avuto un così bel ricordo. Marrakech è una città brulicante, piena di barracchette, di negozietti, di venditori ambulanti… Tutti vogliono vendere, tutti vogliono sapere da dove arrivi, nelle aree pedonali sfrecciano bici e motorini. Insomma, non è proprio una città rilassante, soprattutto in 7. Verso le 16, stanchi morti, abbiamo deciso di riprendere l’autobus per raggiungere la casa dei nostri host. Quest’ultima si trova in corrispondenza del km 20 della Route Ourika, strada che porta verso la catena montuosa dell’Alto Atlante. Dopo essere scesi dall’autobus, bisogna attraversare la strada, un bel pericolo visto che in Marocco ci sono pochissime strisce pedonali e nessuno si ferma ma nemmeno rallenta alla vista di un pedone, per poi percorrere 2,5 km a piedi in mezzo ai campi. A questo punto abbiamo fatto la doccia più bella della nostra vita!

I giorni di lavoro da Karine e Ahmed sono stati molto piacevoli, si lavorava la mattina nell’uliveto, hanno 350 ulivi, si pranzava tutti insieme e il pomeriggio si passeggiava, i nostri bimbi e i loro giocavano tutti insieme o si godevano la piscina. Anche la colazione e la cena venivano fatte assieme a loro. Avevamo a disposizione due camere mentre il bagno era condiviso con altre persone, essendo la loro casa molto frequentata. Uno dei lavori più strani che abbiamo fatto è stata proprio la raccolta delle olive! Strana perché viene fatta in modo molto diverso rispetto a come la facciamo in Italia: raccolgono le olive una ad una! In questo modo, il lavoro è molto lento ma, secondo loro, evita di rovinare i frutti. Ci hanno detto che in Marocco tutti raccolgono in questo modo anche se curiosando nei dintorni abbiamo visto altri uliveti in cui la raccolta veniva fatta proprio come in Italia, stendendo teli sotto gli alberi. Un altro lavoro un pò strano è stato quello di raccogliere i rami potati… con le olive ancora attaccate.

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Abbiamo lavorato fino a giovedì visto che venerdì e sabato eravamo attesi nel villaggio di Tizi N’oucheg. Domenica, abbiamo aiutato tutto il giorno a raccogliere le olive con altri volontari.

Lunedì e martedì invece ci siamo rilassati a Marrakech e abbiamo visitato meglio la città che questa volta abbiamo apprezzata molto di più!

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Questo viaggio ci è decisamente piaciuto molto. Fare i volontari presso una famiglia del luogo arricchisce moltissimo, si riescono a cogliere molti aspetti della vita quotidiana, si riesce a capire meglio la mentalità e i modi di fare del paese. È un modo di viaggiare che consiglio a tutti, certo con una famiglia numerosa non sempre è facile trovare chi ti possa accogliere ma noi abbiamo sempre trovato ! I posti in cui siamo andati e le persone che ci hanno accolti li portiamo davvero nel cuore! Inoltre, anche chi ha un budget limitato come noi riesce a fare dei viaggi che altrimenti non potrebbe fare.

Due giorni a Tizi N’oucheg, il villaggio berbero che resiste.

Siamo appena tornati da un viaggio in Marocco in cui, grazie a workaway, abbiamo aiutato una famiglia nella raccolta delle olive. Di questo vi racconterò nel prossimo post. Volevo prima scrivere di un’esperienza incredibile che abbiamo fatto in un villaggio berbero che si trova a 60 km da Marrakech, a 1600 m di altitudine, nella catena montuosa dell’Alto Atlante: Tizi N’oucheg. Ci tengo molto a raccontavi quest’esperienza perché questo paese riesce a resistere grazie ai suoi abitanti ma anche grazie ai fondi che arrivano dall’alloggio in cui abbiamo dormito, il Gîte Tizi N’Oucheg di cui vi lascio il contatto tramite la pagina facebook https://www.facebook.com/GITE-TIZI-Noucheg-852424628109530/  Se vi dovesse interessare andarci, non esitate a contattarmi, vi darò tutte le informazioni necessarie per arrivarci. Le camere sono spartane e il bagno è in comune ma si incontrano bellissime persone, si mangia tutti insieme, molti cibi sono prodotti dagli abitanti di Tizi e ci sono fantastiche passeggiate da fare.

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Siamo partiti venerdì mattina e abbiamo preso due autobus per arrivare ai piedi della montagna. Da lì ci siamo messi in cammino per arrivare fino a Tizi. La camminata doveva durare circa un’ora e mezza ma noi ovviamente ci abbiamo messo di più. Sofia però è riuscita a camminare fino a su senza l’aiuto di nessuno!

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Arrivati a destinazione, dopo essere stati accolti con un delizioso tè berbero a base di timo selvatico e un pranzo che avrebbe potuto sfamare un esercito,  abbiamo conosciuto Rachid Mandili, presidente dell’associazione per lo sviluppo di Tizi N’Oucheg, che ci ha raccontato la sua storia e quella del suo paese.

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Tutto è iniziato nel 2011, quando lui e altri abitanti si sono resi conto che la mancanza di infrastrutture e di sviluppo stavano spingendo la popolazione a migrare verso le città. Vi sto parlando di un piccolo paese con problemi reali, che non aveva né elettricità, né acqua corrente e nemmeno una strada di accesso. Così Rachid e gli altri abitanti del paese si sono riuniti per capire di cosa necessitava Tizi affinché la sua popolazione potesse decidere di rimanere.

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Da quel giorno, molto è stato fatto e molti sono ancora i progetti. Per l’acqua potabile, avevano una sorgente a 2500 metri di distanza, grazie a un tubo e dei lavori, gli uomini del villaggio hanno potuto scavare e collegare la sorgente a una cisterna in cui viene accumulata l’acqua. Da lì poi viene distribuita nelle varie case. Soffrendo degli effetti dei cambiamenti climatici, hanno creato anche un sistema di raccolta e depurazione delle acque chiare che così vengono utilizzate per irrigare i campi. È stata costruita una moschea, tutti hanno la corrente elettrica e c’è una strada che arriva fino al villaggio. Un’altra delle preoccupazioni degli abitanti era l’educazione ma recentemente è stato festeggiato l’arrivo del primo studente di Tizi all’università. Per studiare, i ragazzi devono scendere nel paese sottostante, cioè fare quella camminata di un’ora e mezza di cui vi parlavo sopra. Per i più fortunati, ora c’è l’internato e anche una casa affittata, così da non dover fare su e giù ogni giorno. Si stanno cercando altri fondi per poter permettere ad altri ragazzi di evitare questa fatica. Per chi capisce il francese lascio il link di un bellissimo film girato su Tizi, i suoi problemi e le sue soluzioni http://www.universcience.tv/video-berberes-des-cimes-17510.html

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La cosa più sorprendente è che il paese ha fatto tutto questo senza nessun finanziamento dello stato marocchino, i fondi sono arrivati da benefattori, da visitatori, dall’alloggio in cui siamo stati accolti e dagli abitanti stessi. Rachid dice che il segreto non è altro che la loro volontà di sviluppare il proprio villaggio e di migliorare le loro condizioni di vita, con le proprie forze.

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Direi che sono proprio la prova vivente che volere è potere!

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Cambiare vita con quattro figli: ricordi…

Ecco quello che scrivevo nel 2011 in un altro nostro blog che si chiamava Paraíso dos Gulosos, come il nostro negozio in Brasile, a Praia do Forte nella Bahia:

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“Cercherò, un pò alla volta, di raccontarvi come siamo arrivati qui e come stiamo vivendo questa grande avventura. Ci vuole tempo e non ne ho molto ma vale la pena anche per noi, per non dimenticare….

La nostra voglia di cambiare, di cercare una vita diversa da quella che un pò ti è imposta in Italia è cominciata con l’arrivo del nostro primo bimbo in luglio 2002. Vivevamo a Trieste, dove ci siamo conosciuti e dove Massimo, mio marito, si divideva tra uno studio legale e il suo lavoro in aeronautica. Io, un pò lavoravo all’università, un pò in uno studio di commercialisti, una vita abbastanza frenetica per cercare di capire cosa fare da grandi e cosa fare delle nostre lauree in legge per lui e in geologia per me. Quando nacque Tommaso, io decisi che avrei fatto la mamma fino a quando ce ne sarebbe stato bisogno.

Poi vari eventi e varie esperienze belle e brutte, la nascita di Alice nel 2003 e di Asia nel 2005, ci fecero optare per un primo cambiamento. Massimo chiese il trasferimento in Toscana, dove ci sembrava che la vita potesse scorrere più lentamente ed essere più a nostra misura. Massimo mise la sua laurea nel cassetto vicino alla mia e decidemmo di vivere solo col suo stipendio dell’aeronautica, con meno risorse ma con più qualità di vita. Per un paio d’anni, la nostra vita scorse tranquilla anche se ancora non era quello che cercavamo, volevamo che i nostri bimbi crescessero con poche cose e con la capacità di meravigliarsi, cosa che è molto difficile in Italia, come in tutta Europa. Stavamo bene ma una piccola parte di noi ancora non si rassegnava a quella vita. Gli eventi spesso aiutano a trovare il coraggio di fare le cose. Io persi entrambi i miei genitori nel giro di 4 mesi uno dall’altro, fu un periodo davvero difficile, nero, ne sono venuta fuori solo grazie alla forza che mi davano Massimo e i miei figli che nel frattempo erano diventati 4, visto che alla fine del 2007 nacque Mattia. Periodo difficile che però fu la nostra molla per cambiare vita. Con i pochi soldi che riuscimmo a raccimolare, partimmo per un viaggio di un mese in Brasile, a Praia do Forte, dove abitava un nostro amico italiano che si era trasferito qualche anno prima. Fu davvero un colpo di fulmine, tornammo in Italia, era l’inizio di luglio 2008 e mettemmo in vendita la nostra casa che fino ad allora stavamo ristrutturando tra mille fatiche e tonnellate di polvere. Nel giro di 4 mesi riuscimmo a venderla e, in quel periodo di inizio crisi, lo considerammo un segno. Di un segno avevamo veramente bisogno, perché non c’era molta gente ad appoggiarci….anzi!!!! Fummo considerati dei pazzi, degli incoscienti che buttavano un lavoro fisso e una vita senza pensare ai loro 4 bimbi. Ma tenemmo duro, aspettammo solo che Tommaso terminasse la prima elementare, Massimo poteva prendere un’aspettativa di 2 anni, e partimmo!”

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Questa è in due parole la storia di come è iniziata davvero la nostra avventura, dal momento in cui abbiamo mollato tutto per cambiare vita. La sto riscrivendo con calma, per ricordare e per raccontare. Non so quanto ci vorrà, non so nemmeno se ne sarò capace ma tutt’al più rimarrà un ricordo per noi e per i nostri figli.

Alla ricerca di nuovi incontri!

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Max rimarrà senza lavoro dal prossimo gennaio e abbiamo intenzione, al ritorno del nostro viaggio in Brasile, di ripartire per qualche mese in camper. I bimbi sono molto entusiasti e stiamo preparando il nostro itinerario. A proposito, non vi ho ancora mai fatto vedere il giro che abbiamo fatto intorno all’Italia, eccolo:

Capturar

Viaggeremo di nuovo facendo i volontari in cambio di cibo. Per questo abbiamo già iniziato a sistemare Jatobá, il nostro camper. Abbiamo fatto alcuni lavori interni, abbiamo sistemato l’impianto elettrico, dipinto, cambiato una tenda, aggiunto delle mensole negli armadi, tutto con materiale di recupero ovviamente. Siccome Jatobá è un 7 posti ma è piuttosto piccolo e manca il settimo letto, abbiamo preso un’amaca per Sofia. Tutti stanno crescendo e questo ci permetterà di stare più comodi. Vorremmo fare anche qualche modifica al bagno ma ve ne riparlerò a lavoro ultimato.

Tre giorni fa, sono usciti due articoli su di noi. Uno sul blog di Roberto e Maddalena che si chiama In viaggio con Ermanno. Andate a curiosare, hanno appena fatto un viaggio in Canada con il loro minivan fiat 238 del 1980 camperizzato e stanno lavorando ad un documentario per raccontarci la loro esperienza. Il loro blog è iniziato così. Rispondere alle loro domande è stato piacevole e divertente perché sono molto simili a noi. È stato come incontrare degli amici, che capiscono esattamente quello che provi e il perché delle tue folli scelte… Ecco quello che è venuto fuori dalla nostra “chiacchierata”. Grazie a loro siamo ora in contatto con molti altri viaggiatori e camperisti, alcuni di loro fulltimers. Speriamo di riuscire ad incontrarli presto!

L’altro articolo è venuto fuori su un giornale che si chiama Italia che cambia. Usando le  parole presenti sul sito, è un giornale che “vuole creare strumenti che mettano insieme tutti gli attori silenziosi di quell’Italia che esiste ma che attualmente è invisibile dall’esterno, perché ignorata dai mass media, vuole raccontare e rappresentare quei milioni di cittadini fino ad oggi esclusi dai circuiti informativi, offrendogli allo stesso tempo una serie di servizi fondamentali alla valorizzazione e alla messa in rete delle loro azioni, in modo che tutti possano navigare in maniera facile e completa in questi mondi e usare i servizi intrecciati di tutte queste realtà: spostarsi per il paese in modo sostenibile, fare acquisti in maniera consapevole, apprendere tecniche di autoproduzione, vendere o scambiare beni e servizi con chi ha la vostra stessa sensibilità.” Insomma, è un giornale che condivide stili di vita diversi, che aiuta le persone a conoscersi, ad incontrarsi e a collaborare. L’intervista ci è stata fatta da Ezio Maisto, l’abbiamo fatta per telefono, non è stato così facile raccontarsi perché sono anni di vita, avevamo paura di non apparire per quello che siamo ma Ezio è stato davvero molto professionale e umano, ci siamo sentiti varie volte e siamo felici dell’articolo che ha scritto. Grazie a lui e al giornale, varie famiglie si sono messe in contatto con noi, cercheremo nei prossimi mesi di incontrarci con alcune di loro.

Queste due interviste sono state molto importanti per noi, prima di tutto perché partono da più lontano rispetto al nostro blog, dalla nostra partenza per il Brasile che è un pò il vero inizio della nostra avventura. Poi perché quando vivi al di fuori della “normalità”, quello che ti manca più spesso è il contatto con persone e famiglie simili. Chissà che dall’incontro con qualcuna di queste famiglie possa nascere qualche bel progetto!

Quando le differenze danno fastidio

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Nei giorni scorsi mi è arrivata questa mail:

“Buon giorno Virginie e Massimo,
non uso facebook per polemiche ideologiche quindi scrivo qui.
Non sono daccordo con alcune vostre scelte ma non cerco di infangarle sui social, mentre voi al contrario portate avanti un’opera  sistematica di “infangamento” di scelte e valori miei e altrui, peraltro adducendo motivazioni spesso credo oggettivamente false.
Qualsiasi ragazzino/a come le mie figlie e tutti quelli per i quali i genitori abbiano scelto una vita convenzionale, cioè sempre a scuola e  dimora stabile, ha tutto il tempo per imparare cose come la magia , la fotografia, la coltivazione di vegetali (cito quelle da voi riportate) e altro che interessi, mentre voi le avete presentate come  rese possibili dal non andare a scuola, l’abbinamento era chiaro già dalle prime righe.
Saper  riconoscere e utilizzare almeno 100 diverse specie di vegetali delle foreste, come fanno questi validissimi “sciamani”(perdonate il termine, almeno ci intendiamo) che citavate, è una cosa bellissima.
Se io o qualsiasi altra persona che vive come me volesse diventare come lui, spostandosi ad abitare nella foresta, penso che in circa un anno potrebbe arrivare a una accettabile competenza di queste 100 erbe.
E invece non vale in contrario, se lo sciamano  volesse diventare insegnante di liceo non potrà mai, perchè il suo percorso di vita non lo rende libero, e di questo a mio avviso bisogna tenere conto prima di idealizzare le vite altrui sui social.
Così come un ragazzino che non va a scuola, come può decidere se da grande vuole fare il giudice, l’ingegnere, il parrucchiere, il farmacista, il meccanico, il dentista o qualsiasi altra professione avendo solo l’esperienza proposta dai genitori?
Avete scritto che alcuni giorni fa i ragazzi erano cupi per l’inizio della scuola, ma avete provato a chiedere loro se preferissero non andarci mai come i vostri figli?
Io l’ho fatto, e sia le mie figlie sia tutti, ma proprio tutti quelli a cui ne ho parlato mi hanno risposto che sebbene non sia il massimo alzarsi alle 6.30-7 tutte le mattine e dover studiare, sono ben contenti che i genitori abbiamo scelto di mandarli a scuola.
I miei alunni che arrivano da esperienze come le vostre e ora sono a scuola non manifestano la minima intenzione di tornare alla vecchia dimensione.
Ma non l’ho scritto su facebook.
Stamattina poi mi è passato sotto gli occhi un post che parlava di scuola e obbedienza in una modalità che non mi sembra adeguata e su cui lascio perdere
Concludo con mie opinioni:                                                                                                       Credo non pensate che un giro di Dante, ossidoriduzioni, perifrastica passiva, elettromagnetismo possa giovare a un ragazzino ben al di là dei contenuti, io credo di sì, e tanto, .
Ne resta di tempo per fare fotografie e stare in famiglia, credetemi.
Credo che giovi molto anche stare  infinite ore e giorni immersi in mezzo ai coetanei.
Provate a proporre ai vostri figli di andare a scuola un anno, poi sceglieranno.
Credo scriverei tutto questo anche se non fossi insegnante.
Grazie per l’attenzione.
Con affetto”

La persona che ci ha scritto queste parole è un’insegnante, una persona che ci conosce bene, tempo fa aveva anche organizzato una conferenza per condividere il nostro modo di vivere, sa bene il percorso che abbiamo fatto, il perché di molte nostre scelte, sa che in Brasile i nostri figli sono andati a scuola e che ad un certo punto, decidendo con loro perché ascoltiamo anche le loro opinioni, abbiamo optato per l’educazione parentale. Educazione parentale poi significa appoggiare gli interessi dei propri figli ma anche accendere lampadine nelle loro teste, spingerli a leggere, a scrivere, a riflettere su quello che leggono e a farsi un’opinione propria. Chi ci ha scritto questa mail ha anche organizzato un incontro qui da noi in cui domani insegneremo ad un gruppo di persone ad impastare con pasta madre, perché crediamo in quello che facciamo, crediamo che sia importante condividere, che sia importante prendere tempo per gli altri. Con l’occasione, potevamo benissimo parlare di persona, potevamo confrontarci, invece ha preferito scrivere.

Sono andata a rileggere i vari post sulla nostra pagina per scoprire in che modo io possa aver infangato le idee altrui. Il nostro blog e la nostra pagina sono uno spazio in cui raccontiamo le nostre esperienze e i nostri viaggi. Ogni tanto condivido anche post e pensieri presi in altre pagine, ovviamente di persone che la pensano come noi, proprio perché siamo in pochi e spesso veniamo aggrediti, fa piacere trovare appoggio, la rete è anche questo, si trovano persone simili. Non ho mai scritto che il nostro modo di vivere sia quello giusto e non pensiamo assolutamente di essere superiori ad altri. Anzi, abbiamo dubbi tutti i giorni, ci poniamo domande sempre, il nostro lungo percorso è interamente fatto di dubbi e paure, come credo sia quello di tutti i genitori! Il nostro blog è solo il racconto di una storia, la nostra. Perché il nostro modo di vivere e di pensare offende chi la pensa diversamente? Perché molte persone che seguono un percorso più “normale” si devono sentire in diritto di giudicare chi ne fa uno diverso? Io non mi sento offesa da chi manda i figli a scuola perché è semplicemente la loro scelta e so che anche loro, come noi, avranno pensato al percorso migliore per i propri figli.

Ognuno di noi ha un’esperienza diversa, io e Max siamo stati super scolarizzati, abbiamo fatto una vita più che normale per molti anni, abbiamo seguito la strada che avevano tracciato per noi pensando che non ci fosse alternativa, siamo andati avanti senza riflettere molto. Poi però un pò alla volta abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava, qualcosa ci “disturbava”… abbiamo fatto un lungo percorso fatto di tanti momenti difficili per uscire da questa vita “normale” che per noi era una gabbia, l’abbiamo fatto per gradi proprio perché avevamo dei figli e non volevamo che le nostre scelte li condizionassero. Poi, piano piano, la paura è diminuita, i nostri figli nel frattempo sono cresciuti e ascoltandoli abbiamo capito che erano felici e che l’essere diversi poteva essere una ricchezza. Oggi crediamo, ma è sempre una nostra opinione, che rientrare nella “normalità” non sia più difficile che uscirne. Tutti fanno fatica, avere sempre il sorriso sulle labbra ed essere positivo ed ottimista non significa non aver sofferto, non avere dubbi e paure.

Sono molte le famiglie che ci contattano per saperne di più, per trovare appoggio, per capire come cambiare anche se si hanno dei figli ed è per questo che voglio continuare a scrivere, perché anche noi abbiamo avuto bisogno di leggere storie di altri per trovare il coraggio di essere noi stessi, di trovare la notra via e la nostra felicità. Anche questo è condivisione e ci credo molto, sto cercando di trovare il tempo per scrivere tutta la nostra storia, non per offendere chi la pensa in modo diverso ma per dar coraggio a chi si sente in gabbia ❤

Famiglie gemelle

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Questo mese abbiamo accolto a casa nostra delle persone fantastiche, una “famiglia gemella”. Céline, Vincent, Louise e Owen arrivano dalla Bretagna, hanno venduto la loro casa, mollato i propri lavori e comprato un camper. Si sono messi in viaggio due mesi fa e sono partiti, senza mete precise e senza limiti di tempo. Ci hanno contattati tramite workaway e per ora è grazie a questo canale che stanno cercando altri posti dove fermarsi lungo il loro viaggio. Ci siamo trovati davvero molto in sintonia con loro, fa bene trovare altre persone così simili, fa bene poter parlare liberamente e non dover sempre giustificare le proprie scelte.

È già un pò di tempo che stiamo pensando di ripartire in camper, anche se per ora dobbiamo pensare a mettere da parte un pò di soldi per poterlo fare, ma l’incontro con loro ha fatto tornare a galla tante sensazioni, quella più forte è quella di libertà che ti dà la vita “on the road”. Quelle sensazioni mancano a tutti noi, ci piacerebbe molto poter lasciare una “base” qui visto che ci stiamo trovando bene, riusciamo a vivere molto di baratto, abbiamo incontrato varie persone con cui ci troviamo bene, i bimbi hanno fatto amicizia con vari bimbi e ragazzi. Abbiamo anche accumulato tante cose in questi mesi e ci piacerebbe non dover lasciare tutto di nuovo. Vorremmo fare l’orto, marmellate e conserve durante i mesi estivi e viaggiare durante i mesi invernali.

Prima che loro arrivassero, proprio in vista di ripartire, Max aveva ridipinto tutta la parte interna del nostro camper, aveva anche sistemato un pò di cose, tipo mettere delle mensole in un armadio e pulire i vari tubi dell’acqua. Con Vincent poi abbiamo sistemato tutta la parte elettrica visto che lui se ne intende più di noi e abbiamo fatto ripartire il frigo che dava problemi. L’anno prossimo abbiamo intenzione di rimetterci in viaggio verso Francia, Spagna, Portogallo e Marocco e direi che siamo quasi pronti!

Con Céline abbiamo ballato, lei è insegnante di danza contemporanea. Avendo poi portato con sé la macchina da cucire, ha insegnato ad Alice a fare borse con vecchi tessuti e altre cose riciclate, bottoni, perline. Una borsa l’ho ricevuta io, fatta con un tessuto che mi portavo dietro da Natal in Brasile e che avevo ricevuto da una coppia di colombiani in viaggio anche loro a tempo indeterminato, e Alice se l’è fatta per sé con un vecchio jeans.

Oltre a questo abbiamo passeggiato, scambiato libri, giocato con il diabolo, fatto equilibrismo sulla loro slackline, raccolto funghi e castagne, cucinato tutti insieme, hanno assaggiato piatti italiani e ci hanno fatto assaggiare prodotti della loro terra, il sidro e le crêpes fatte con farina di grano saraceno. Sono stati giorni molto arricchenti, i nostri bimbi hanno imparato un sacco cose e hanno praticato il francese.

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Ora loro sono ripartiti ma siamo sicuri che prima o poi ci si rivedrà, dovremo solo fare incrociare da qualche parte le strade dei nostri camper ❤

 

Noi non torniamo a scuola!

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Si sente nell’aria… tutto sa di scuola, anche se non vai in città, anche se non vai nei supermercati, anche se non hai la televisione e quindi non vedi la pubblicità! Le persone non parlano d’altro, i bambini diventano meno allegri per non dire più cupi, molti genitori stanno per tirare un sospiro di sollievo perché la scuola gli toglie un bel pensiero. A me i primi giorni di scuola hanno sempre messo molta tristezza, sia da bambina che da mamma. Non che i giorni successivi fossero da meno ma forse poi mi facevo prendere dal tran tran e diventava più sopportabile. Ma perché sopportare? Sono ormai più di 3 anni che i nostri bimbi hanno smesso di frequentare la scuola e, anche se l’hanno frequentata in Brasile dove tutto è più blando, ci ricordiamo bene del sapore che ha il ritorno nelle aule. Le corse degli ultimi giorni per comprare quello che serve, e ancora lì ci si salvava visto che non serviva comprare né i libri, né l’uniforme, né i buoni pasto e nemmeno le cose che reputavi inutili! I bambini non cambiavano certo zaino ogni anno e nessuno ti spingeva a seguire la moda o a comprare a vanvera. Le maeste le chiamavano “zia”, non erano costretti a stare seduti sempre, facevano pochissimi compiti e non c’erano interrogazioni, le lezioni duravano solo 4 ore,  quindi gli rimaneva molto tempo per pensare, per giocare, per andare al mare, per leggere, per stare con noi e anche, perché no, per non fare niente. Anche così la scuola ci stava stretta! Abbiamo provato anche le terribili 8 ore al giorno ma solo con l’asilo in Toscana per i 3 più grandi e la prima elementare di Tommi, ce lo ricordiamo bene ed è una delle ragioni che ci ha fatto decidere di partire per il Brasile. Così come la scelta di fare educazione parentale, ci ha fatto pensare che in fondo potevamo anche tornare qui.

Comunque da settembre in poi anche la nostra vita inevitabilmente cambia perché inizieranno a vedere poco o niente i loro amici, gli altri bambini e ragazzi avranno davvero poco tempo! Quindi anche in casa nostra si ricomincerà a studiare di più. Ovviamente, chi studia a casa studia sempre, non stacca per l’estate ma visto che avranno molte meno occasioni per uscire con gli amici e noi avremo meno da fare con gli orti, si riprenderanno varie attività che erano rimaste in sospeso. Oltre a questo torneremo a viaggiare, ci piace farlo fuori stagione e fare homeschooling è anche questo, viaggiare quando ti pare e piace. Dà moltissima libertà, che magari tanti non vorrebbero perché preferiscono un percorso più “normale” per i propri figli, ma a cui noi speriamo di non dover rinunciare mai!