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Il nostro viaggio

Questo blog sarà per ora il racconto di un viaggio. Viviamo in Brasile da quasi 8 anni, ora a São Thomé das Letras da un anno e mezzo, abbiamo comprato un pezzo di terra…con tutto, molta acqua, molto spazio, molti alberi…era il nostro sogno…abbiamo lavorato un sacco con l’aiuto di volontari di tutto il mondo, abbiamo piantato, costruito, ristrutturato…trovate tutte le foto dei nostri lavori e dei nostri volontari nell’album di foto qui https://www.facebook.com/pg/Seven-on-the-road-540500526115030/photos/?tab=album&album_id=807518976079849

Insomma pensavamo di stare qui per un bel po’ ma…dopo una lunga storia, è una cosa che stava nell’aria da tempo, i nostri figli hanno smesso di andare a scuola… l’abbiamo deciso tutti insieme, non è stato così facile non per la scuola che tanto ci stava stretta da sempre, non per i bimbi che erano entusiasti di questa scelta ma perché non esiste in Brasile una legislazione riguardo all’educazione parentale… Insomma siamo clandestini da questo punto di vista. Questa decisione e il fatto che siamo un bel po’ isolati, ci ha fatto pensare molto. E abbiamo deciso di ripartire…ripartire perché abbiamo già girato un bel po’. Ma questa volta ripartiamo per viaggiare, viaggiare in camper in Europa facendo i volontari…Prima di tutto in Italia per farla conoscere meglio ai nostri figli. Partiremo da Milano, raggiungeremo Trieste dove sono nati i nostri primi 3 figli, scenderemo dal lato adriatico e risaliremo dal lato del Tirreno fino alla Toscana dove abitavamo prima di trasferirci e dove è nato il nostro quarto figlio. Stiamo offrendo il nostro aiuto a vari gruppi e famiglie (sappiamo lavorare la terra, abbiamo piantato e piantato, anche vigna e ulivi, abbiamo costruito casette in bambù e in pietra, ci facciamo il pane con pasta madre, ci facciamo il formaggio, i detersivi e i saponi, vivere qui, dove molte cose ci mancavano, ci ha “costretti” ad arrangiarci…inoltre avremo con noi anche semi da scambiare…) in cambio, preferibilmente, di generi alimentari autoprodotti. Così il nostro itinerario sta piano piano già cambiando…gli inviti sono già molti. Dopo l’Italia, vorremmo fare un pezzetto di Francia, passare per la Spagna e raggiungere il Portogallo….

 

Seguiteci e soprattutto se vi dovesse interessare l’esperienza del volontariato con noi non esitate a contattarci!

Max e Vir

Quello che ci manca del Brasile…

Come sapete siamo tornati recentemente in Brasile per 40 giorni. Abbiamo fatto vari video che trovate sulla nostra pagina facebook e sul nostro canale youtube. Abbiamo rivisto molti amici e risolto alcune cose ma questo viaggio è servito anche a non perdere il nostro visto. Infatti anche se abbiamo una figlia brasiliana, dobbiamo rientrare ogni due anni per non dover rifare tutte le pratiche. Siamo stati a casa di un nostro caro amico italiano, Diego, a Vilas do Atlântico in Bahia. Poi abbiamo approfittato anche per andare qualche giorno nel nostro terreno a São Thomé das Letras a circa 1800 km da Vilas, qualche giorno a Praia do Forte dove abbiamo ancora il nostro negozio affittato e a Salvador dove è nata Sofia quasi 7 anni fa. Per lei è stato come vederla per la prima volta.

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una vista del Pelourinho a Salvador
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un paesaggio dell’ “interior baiano” vicino a Castro Alves lungo la strada andando a São Thomé das Letras
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la nostra casa Sítio da Barra a São Thomé sotto le stelle

Abbiamo passato dei bellissimi momenti, ci è piaciuto molto tornarci, è stato anche bello “spezzare” il lungo inverno piemontese ma tornare lì ci ha fatto capire una cosa: molte cose del Brasile ci mancano tantissimo ma, per ora, non vorremmo tornarci a vivere. In questo momento, la nostra vita è qui in Europa, presto di nuovo in giro in camper. Volevo però raccontarvi quello che ci manca. Ci mancano decisamente molto i sorrisi, la gentilezza, il poter essere sé stessi… Nessuno ti giudica per il tuo aspetto. Vai negli uffici pubblici e trovi persone che ti vogliono aiutare. Certo è il loro lavoro ma quante volte qui in Italia, ti senti come se chiedessi la luna o come se disturbassi. Questo in Brasile non succede davvero mai e da nessuna parte! Le persone anziane, le donne incinte o con bambini piccoli hanno la precedenza, in realtà probabilmente ce l’avranno anche qui, ma lì è una cosa normale, non lo devi chiedere, nessuno si lamenta, anzi se hai la precedenza e non la sfrutti, c’è sempre qualcuno che te lo ricorda.

In Brasile ci sono moltissimi venditori ambulanti, in spiaggia, in autobus, lungo le strade. Molti di loro saranno anche abusivi, nel senso che esistono le leggi anche lì, ma a nessuno verrebbe mai in mente di denunciarli perché lavorano in nero o perché tolgono lavoro ai commercianti! Nessuno vende acqua fresca, fette di dolce, noccioline, ghiaccioli, biscotti tutto il giorno sotto il sole per scelta. Ma rendono un servizio ed è una cosa positiva per tutti. C’è un equilibrio e soprattutto molta umanità. Se hai sete e sei in coda al casello o per lavori lungo le strade, troverai sempre chi ti vende la bottiglietta d’acqua. Noi siamo andati a Salvador in autobus e siamo passati in zone molto popolari. Il viaggio è durato quasi un’ora e mezza. Sono saliti moltissimi di questi venditori sia all’andata che al ritorno, gli autisti li fanno entrare ovviamente senza che debbano pagare il biglietto (questo è un appunto che devo fare solo perché non scrivo a brasiliani, per loro è una cosa assolutamente normale!), ognuno di loro ha qualcosa da offrire. Noi abbiamo comprato delle caramelle allo zenzero fatte da un ragazzo ex drogato e ex carcerato. Sì perché ti raccontano le loro ragioni, te lo dicono perché si sono ritrovati a vendere caramelle sugli autobus. E tutti li ascoltano con pazienza anche se i viaggi diventano così ancora più rumorosi, come se non bastasse il chiasso terribile fatto dai mezzi che spesso sembrano più dei vecchi catorci e dai clacson!

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un venditore di ghiaccioli a Salvador

Abbiamo dato un aiuto anche ad un altro ragazzo che non aveva niente da vendere ma recitava poesie. Ovviamente non si può aiutare tutti, ne salgono davvero troppi ma mai e poi mai ho visto qualcuno seccato per questo continuo via vai. Come ho detto, c’è molto rispetto ed umanità, cosa molto rara ormai qui in Italia. Mi torna alla mente un ragazzo a Natal, eravamo fermi al semaforo e lui voleva pulirci il parabrezza. Noi gli abbiamo chiesto di non farlo perché non avevamo soldi appresso, perfino i bimbi avevano dato un’occhiata per trovare spiccioli ma quel giorno non avevamo nemmeno un centesimo. Gli abbiamo chiesto scusa, queste persone si accontentano davvero di centesimi, ma lui ci ha risposto che i nostri sorrisi già gli bastavano e ci ha ringraziati. Ecco, questo è il Brasile che amiamo.

Molto spesso, quando si parla di questo grande paese, si parla di violenza, di droga, di assalti. E ci avevano detto che avremmo trovato una situazione molto peggiorata a causa della crisi. Certo, non posso dire che niente di tutto questo esista. La crisi c’è ed è forte. I prezzi sono quasi raddoppiati mentre il salario minimo è aumentato di una miseria (non arriva a 250 euro, è quello che guadagna la maggior parte della popolazione mentre il costo della vita è arrivato praticamente a quello europeo!). Questo significa solo una cosa: i poveri sono in aumento. E i poveri brasiliani sono davvero molto poveri, solo chi ha viaggiato e ha conosciuto realtà come queste può capire. A Salvador, ci è capitato di dare la pasta fredda che ci era avanzata ad un ragazzo, ci aveva chiesto di non buttarla quando ancora stavamo mangiando, la fame ci è passata in un attimo e l’abbiamo chiamato. Ci ha fatto svuotare il nostro contenitore in una busta di plastica ed è andato a mangiare con varie altre persone che lo aspettavano. Mentre abitavamo qui, siamo stati contattati da varie persone che avrebbero voluto lasciare l’Italia per trasferirsi lì. Il mio consiglio era sempre di fare prima un viaggio, il Brasile non è per tutti. Un giorno una persona mi scrisse, io mi voglio trasferire anche senza conoscere, non ho paura, posso vivere anche come un brasiliano. Ma questo cosa significa? Vivere come un brasiliano… come uno che si sposta in elicottero e vive blindato nei quartieri ricchi? O come la maggior parte della popolazione? Come questi ambulanti? Come quelli che raccolgono la canna da zucchero e vivono in delle baracche fatte da pochi pezzi di legno coperti da sacchi di plastica nera? Come i “catadores de lixo”, che sono quelle persone che raccolgono il materiale recuperabile come vetro, plastica, aluminio nei rifiuti? In Brasile la spazzatura viene differenziata grazie a loro ma è un mestiere fatto da persone molto povere. Un europeo non può capire con quanto poco devono vivere queste persone… Siamo troppo abituati a vivere bene, per quanto la popolazione si stia impoverendo anche qui siamo ancora davvero lontani da queste situazioni. La differenza è che lì non ti devi vergognare di essere povero, ti viene lasciata la possibilità di farcela, di vivere. E nonostante tutto, rimane un paese dove ti sorridono prima di qualunque altra cosa.

A spasso per l’Italia in inverno!

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Siamo appena tornati dopo un mese a spasso tra nord e centro Italia. Questi giorni sono stati ricchi di nuovi incontri ma purtroppo abbiamo dovuto rientrare prima a causa di un’infiltrazione e… della rottura del serbatoio dell’acqua potabile. Non abbiamo mai dovuto investire molto sul nostro camper nonostante i suoi 36 anni di età quindi non possiamo proprio lamentarci. Ci è solo dispiaciuto non riuscire a completare il giro che pensavamo di fare, niente Trento e Trieste ma è solo rimandato. In questi giorni, Max sta sistemando i “disastri”, a dir la verità già dopo qualche giorno di lavoro Jatobá sembra ringiovanito!! Siccome l’acqua del serbatoio lesionato è fuoriuscita, ha rovinato il laminato che c’era sul pavimento. L’abbiamo già tolto tutto e lo sta rimettendo. Il serbatoio è già ordinato e la prossima settimana dovrebbe arrivare. Qui le giornate sono davvero bellissime e questo sta aiutando molto. L’infiltrazione in bagno non era niente di grave e se avessimo trovato tempo più clemente avremmo potuto sistemarla anche in viaggio ma la rotture del serbatoio non si poteva affrontare senza tornare a casa. Essendo in 7 in un camper che non è tanto grande e avendo incontrato pioggia e neve negli ultimi giorni, abbiamo dovuto arrenderci!

Questi i lati negativi ma parliamo piuttosto delle bellissime persone che abbiamo conosciuto. La nostra prima tappa è stata a Zocca che si trova in provincia di Modena. Lì abbiamo incontrato una famiglia homeschooler che però preferisce mantenere l’anonimato. Dopo pochi giorni, ci siamo diretti verso un piccolo paese molto particolare. Lo chiamano il paese che muore: Civita di Bagnoregio. Si trova in provincia di Viterbo.

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Ci è piaciuto molto anche se ci siamo accontentati di vederlo da fuori visto che si deve pagare un biglietto per entrarci. Il nostro budget è sempre piuttosto risicato e dobbiamo cercare di contenere le spese. Da lì, abbiamo raggiunto Fiano Romano dove Tommi ha finalmente chiuso il suo trattamento dal dentista. Lui ha festeggiato e noi più di lui!! Siamo poi andati a trovare Lucio e Giulia, i nostri amici de La Casetta Gialla a Magliano Sabina.

La sera ci siamo rimessi in viaggio per andare a Nespolo, in provincia di Rieti, dove siamo andati a conoscere un ecovillaggio nato da poco ma che promette molto bene.

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Se avete voglia di curiosare, questo è il loro sito http://www.riserva-aurea.it/ Hanno bisogno di volontari quindi non esitate a contattarli per andare a dare una mano. Noi purtroppo siamo rimasti solo un giorno perché gli appuntamenti erano tanti ed era una tappa non prevista. Ci siamo però ripromessi di andarli a trovare di nuovo a primavera.

La tappa successiva, Accumoli,  è durata un pò di più, nei nostri programmi sarebbe dovuta durare un pomeriggio ma alla fine ci siamo fermati 5 giorni!

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Abbiamo incontrato una famiglia incredibile! Anche loro homeschoolers, sono Guido, Katia e i loro 4 figli Barbara, Roberto, Elisa e Sofia. L’intesa con loro è stata veramente fantastica. Per quasi un anno, dalle scosse del 24 agosto 2016, sono stati i soli residenti di Accumoli. Tutto era crollato, tutto era ed è zona rossa. Tutto tranne la loro casa, l’allevamento di carni biologiche “Alta Montagna Bio” https://altamontagnabio.wixsite.com/altamontagnabio e l’agriturismo.

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Così loro hanno resistito da soli e si sono rimboccati le maniche. I nostri 9 figli sono andati molto d’accordo, i nostri hanno aiutato i loro nei compiti giornalieri di nutrire maiali, galline, mucche e pecore, di mungere, di pulire la stalla, il gallinaio… Hanno fatto dolci e pizze tutti insieme.

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Il loro è un allevamento veramente sostenibile, sembra di tornare indietro nel tempo. Il fatto che noi non mangiassimo carne non è stato in nessun modo un problema, ci siamo rispettati a vicenda. Siccome sono alla ricerca anche loro di qualche famiglia gemella che gli possa dare una mano specialmente durante la bella stagione, abbiamo deciso che al nostro ritorno dal Brasile, andremo ad aiutarli. I bimbi nostri e i loro stanno già facendo il conto alla rovescia!

Lasciato Accumoli, ci siamo diretti verso Ascoli Piceno con l’intenzione di visitarla però Sofia non stava bene e quindi abbiamo visto davvero poco. A quel punto abbiamo deciso di spostarci sulla costa. Voglia di mare!! Siamo stati a Senigallia e a Riccione e abbiamo raccolto un sacco di conchiglie. A Senigallia, dove ci siamo fermati giusto per qualche ora e un pranzo sul lungo mare, abbiamo avuto la visita di una pattuglia di carabinieri. Dal modo in cui sono arrivati, è sembrato un blitz e non sono stati per niente gentili, immagino siano stati chiamati, come ci è successo altre volte. Peccato rendersi conto di quanto la gente giudichi dall’aspetto esteriore e non abbia voglia di andare oltre questo. Ma pazienza, racconto questi episodi solo nella speranza che le cose possano cambiare. A noi fanno rimanere male solamente per pochi attimi! Alla fine, ci rendiamo conto che chi vive male è proprio chi chiama le forze dell’ordine per qualunque cosa sia un pò fuori dalla routine…

Prima di raggiungere Conselice dove dovevamo trovarci con Silvia Tamburini che collabora col sito viaggiare con lentezza http://www.viaggiareconlentezza.com/, ci siamo fermati ad Imola per fare rifornimento e per passare la notte. La mattina dopo, ci siamo risvegliati con un messaggio sul cellulare di una coppia di fulltimers Irene e Alessandro che viaggiano con i loro 3 cani. Con loro eravamo in contatto già da un pò tramite facebook ma non ci conoscevamo personalmente. Il messaggio diceva che… erano parcheggiati proprio dietro di noi!! È stato molto bello davvero, un incontro così fortuito e così incredibile. Siamo stati davvero felici! Se vi va di seguirli ecco la loro pagina facebook https://www.facebook.com/Skylosintour/

Da lì, ci siamo diretti verso la casa di Silvia dove abbiamo conosciuto lei, Marco e il loro piccolo Umberto. È stata una giornata e una serata molto bella, nonostante le vite e i percorsi molto diversi, abbiamo scoperto di avere moltissime cose in comune. Durante la serata, Silvia ci ha fatto un’intervista che potete ascoltare qui https://www.facebook.com/viaggiareconlentezza/videos/1351368168301627/ Siamo sicuri che presto rivedremo anche loro lungo il nostro cammino.

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Il giorno dopo, siamo stati a Pianoro che si trova vicino a Bologna per conoscere un’altra famiglia molto speciale. Abbiamo incontrato Roberto, Maddalena, Sebastiano e il mitico Ermanno del blog http://www.inviaggioconermanno.it/

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Questo è stato un incontro molto emozionante perché anche con loro eravamo in contatto da un pò via web. Conoscersi di persona è ovviamente tutta un’altra cosa. Abbiamo approfittato per andare a conoscere la loro Scuola nel Bosco e per acquistare il loro film che racconta del loro incredibile viaggio in Canada. Vi consiglio veramente di vederlo perché ne vale la pena! Grazie a loro, abbiamo anche conosciuto Andrea, fulltimer da 4 anni, una persona veramente bellissima. Siamo stati vicini di “casa” per una notte, l’abbiamo invitato a pranzo il giorno dopo. Lui e Massimo però hanno dovuto mangiare nei posti anteriori del camper perché non ci stavamo tutti!! Lui lavora in una pasticceria ed è arrivato con un pandoro farcito che ha fatto impazzire tutti. Poi ci ha dato un sacco di consigli sul nostro camper, lui se ne intende. Ci ha anche cambiato le cinghie dell’alternatore e dei servizi… come avrebbe fatto un amico di lunga data… Quella mattina, avevamo avuto la visita della polizia di stato, sempre per controllare che non fossimo dei malviventi, ma dopo aver passato dei momenti come quelli che abbiamo passato, niente poteva rovinarci tutto il bello di questo mese!

 

 

 

 

 

Viaggiare in 7 grazie a workaway

Come sapete, abbiamo già fatto varie volte i volontari viaggiando ma siamo appena tornati dal nostro primo viaggio organizzato tramite workaway. Sono quasi 4 anni che siamo host su questa piattaforma e recentemente abbiamo creato un account anche come workawayers. Direi che l’esperienza è stata più che positiva. Come anticipato, siamo stati in Marocco e più precisamente presso una famiglia franco-marocchina che vive a 20 km da Marrakech. Loro sono Karine, Ahmed e i loro gemelli di 12 anni Nayla e Ilyan. Hanno anche loro 5 figli ma 3 sono già grandi e vivono per conto loro. Un anno e mezzo fa hanno fatto tutti insieme un giro del mondo un pò particolare. Sono andati a conoscere 12 villaggi sparsi per il globo che per scelta o per obbligo hanno costruito il proprio futuro privilegiando l’autonomia. Lo sviluppo delle economie occidentali, sempre più tecniche, ha causato una super specializzazione delle competenze e questo ha portato alla perdita dei saperi essenziali, così nessuno sa più prodursi il proprio cibo, curarsi o costruirsi la casa. Per questo hanno deciso di passare un mese in ognuno di questi villaggi e hanno riscoperto la vera autonomia, molti antichi saperi e il rispetto dell’ambiente. Ovviamente il primissimo villaggio a cui si sono ispirati è stato Tizi N’oucheg di cui vi ho raccontato nello scorso post.

Per tornare alla nostra esperienza, è stato anche il nostro primo viaggio fatto zaino in spalla, 7 zaini e nessun bagaglio imbarcato, solo il  minimo indispensabile! Siamo partiti domenica 26 novembre da Malpensa dopo una bella alzataccia visto che il nostro volo era alle 6.40 di mattina. Siamo arrivati a Marrakech dopo 3 ore e all’aeroporto abbiamo trovato Karine ad aspettarci. Ci ha domandato se ci interessava passare la giornata a visitare la città, a noi non dispiaceva l’idea e quindi ci siamo fatti spiegare bene che autobus prendere sia per andare verso il centro che poi per raggiungere la sua casa. Lei ha caricato i nostri bagagli e ci siamo salutati.

Anche se, dopo 7 anni di Brasile, ci siamo abituati alle città caotiche, l’impatto con Marrakech, forse anche per la stanchezza, non è stato dei più facili. Meno male che ci abbiamo passato anche gli ultimi 2 giorni del nostro soggiorno altrimenti non avremmo avuto un così bel ricordo. Marrakech è una città brulicante, piena di barracchette, di negozietti, di venditori ambulanti… Tutti vogliono vendere, tutti vogliono sapere da dove arrivi, nelle aree pedonali sfrecciano bici e motorini. Insomma, non è proprio una città rilassante, soprattutto in 7. Verso le 16, stanchi morti, abbiamo deciso di riprendere l’autobus per raggiungere la casa dei nostri host. Quest’ultima si trova in corrispondenza del km 20 della Route Ourika, strada che porta verso la catena montuosa dell’Alto Atlante. Dopo essere scesi dall’autobus, bisogna attraversare la strada, un bel pericolo visto che in Marocco ci sono pochissime strisce pedonali e nessuno si ferma ma nemmeno rallenta alla vista di un pedone, per poi percorrere 2,5 km a piedi in mezzo ai campi. A questo punto abbiamo fatto la doccia più bella della nostra vita!

I giorni di lavoro da Karine e Ahmed sono stati molto piacevoli, si lavorava la mattina nell’uliveto, hanno 350 ulivi, si pranzava tutti insieme e il pomeriggio si passeggiava, i nostri bimbi e i loro giocavano tutti insieme o si godevano la piscina. Anche la colazione e la cena venivano fatte assieme a loro. Avevamo a disposizione due camere mentre il bagno era condiviso con altre persone, essendo la loro casa molto frequentata. Uno dei lavori più strani che abbiamo fatto è stata proprio la raccolta delle olive! Strana perché viene fatta in modo molto diverso rispetto a come la facciamo in Italia: raccolgono le olive una ad una! In questo modo, il lavoro è molto lento ma, secondo loro, evita di rovinare i frutti. Ci hanno detto che in Marocco tutti raccolgono in questo modo anche se curiosando nei dintorni abbiamo visto altri uliveti in cui la raccolta veniva fatta proprio come in Italia, stendendo teli sotto gli alberi. Un altro lavoro un pò strano è stato quello di raccogliere i rami potati… con le olive ancora attaccate.

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Abbiamo lavorato fino a giovedì visto che venerdì e sabato eravamo attesi nel villaggio di Tizi N’oucheg. Domenica, abbiamo aiutato tutto il giorno a raccogliere le olive con altri volontari.

Lunedì e martedì invece ci siamo rilassati a Marrakech e abbiamo visitato meglio la città che questa volta abbiamo apprezzata molto di più!

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Questo viaggio ci è decisamente piaciuto molto. Fare i volontari presso una famiglia del luogo arricchisce moltissimo, si riescono a cogliere molti aspetti della vita quotidiana, si riesce a capire meglio la mentalità e i modi di fare del paese. È un modo di viaggiare che consiglio a tutti, certo con una famiglia numerosa non sempre è facile trovare chi ti possa accogliere ma noi abbiamo sempre trovato ! I posti in cui siamo andati e le persone che ci hanno accolti li portiamo davvero nel cuore! Inoltre, anche chi ha un budget limitato come noi riesce a fare dei viaggi che altrimenti non potrebbe fare.

Due giorni a Tizi N’oucheg, il villaggio berbero che resiste.

Siamo appena tornati da un viaggio in Marocco in cui, grazie a workaway, abbiamo aiutato una famiglia nella raccolta delle olive. Di questo vi racconterò nel prossimo post. Volevo prima scrivere di un’esperienza incredibile che abbiamo fatto in un villaggio berbero che si trova a 60 km da Marrakech, a 1600 m di altitudine, nella catena montuosa dell’Alto Atlante: Tizi N’oucheg. Ci tengo molto a raccontavi quest’esperienza perché questo paese riesce a resistere grazie ai suoi abitanti ma anche grazie ai fondi che arrivano dall’alloggio in cui abbiamo dormito, il Gîte Tizi N’Oucheg di cui vi lascio il contatto tramite la pagina facebook https://www.facebook.com/GITE-TIZI-Noucheg-852424628109530/  Se vi dovesse interessare andarci, non esitate a contattarmi, vi darò tutte le informazioni necessarie per arrivarci. Le camere sono spartane e il bagno è in comune ma si incontrano bellissime persone, si mangia tutti insieme, molti cibi sono prodotti dagli abitanti di Tizi e ci sono fantastiche passeggiate da fare.

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Siamo partiti venerdì mattina e abbiamo preso due autobus per arrivare ai piedi della montagna. Da lì ci siamo messi in cammino per arrivare fino a Tizi. La camminata doveva durare circa un’ora e mezza ma noi ovviamente ci abbiamo messo di più. Sofia però è riuscita a camminare fino a su senza l’aiuto di nessuno!

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Arrivati a destinazione, dopo essere stati accolti con un delizioso tè berbero a base di timo selvatico e un pranzo che avrebbe potuto sfamare un esercito,  abbiamo conosciuto Rachid Mandili, presidente dell’associazione per lo sviluppo di Tizi N’Oucheg, che ci ha raccontato la sua storia e quella del suo paese.

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Tutto è iniziato nel 2011, quando lui e altri abitanti si sono resi conto che la mancanza di infrastrutture e di sviluppo stavano spingendo la popolazione a migrare verso le città. Vi sto parlando di un piccolo paese con problemi reali, che non aveva né elettricità, né acqua corrente e nemmeno una strada di accesso. Così Rachid e gli altri abitanti del paese si sono riuniti per capire di cosa necessitava Tizi affinché la sua popolazione potesse decidere di rimanere.

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Da quel giorno, molto è stato fatto e molti sono ancora i progetti. Per l’acqua potabile, avevano una sorgente a 2500 metri di distanza, grazie a un tubo e dei lavori, gli uomini del villaggio hanno potuto scavare e collegare la sorgente a una cisterna in cui viene accumulata l’acqua. Da lì poi viene distribuita nelle varie case. Soffrendo degli effetti dei cambiamenti climatici, hanno creato anche un sistema di raccolta e depurazione delle acque chiare che così vengono utilizzate per irrigare i campi. È stata costruita una moschea, tutti hanno la corrente elettrica e c’è una strada che arriva fino al villaggio. Un’altra delle preoccupazioni degli abitanti era l’educazione ma recentemente è stato festeggiato l’arrivo del primo studente di Tizi all’università. Per studiare, i ragazzi devono scendere nel paese sottostante, cioè fare quella camminata di un’ora e mezza di cui vi parlavo sopra. Per i più fortunati, ora c’è l’internato e anche una casa affittata, così da non dover fare su e giù ogni giorno. Si stanno cercando altri fondi per poter permettere ad altri ragazzi di evitare questa fatica. Per chi capisce il francese lascio il link di un bellissimo film girato su Tizi, i suoi problemi e le sue soluzioni http://www.universcience.tv/video-berberes-des-cimes-17510.html

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La cosa più sorprendente è che il paese ha fatto tutto questo senza nessun finanziamento dello stato marocchino, i fondi sono arrivati da benefattori, da visitatori, dall’alloggio in cui siamo stati accolti e dagli abitanti stessi. Rachid dice che il segreto non è altro che la loro volontà di sviluppare il proprio villaggio e di migliorare le loro condizioni di vita, con le proprie forze.

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Direi che sono proprio la prova vivente che volere è potere!

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Cambiare vita con quattro figli: ricordi…

Ecco quello che scrivevo nel 2011 in un altro nostro blog che si chiamava Paraíso dos Gulosos, come il nostro negozio in Brasile, a Praia do Forte nella Bahia:

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“Cercherò, un pò alla volta, di raccontarvi come siamo arrivati qui e come stiamo vivendo questa grande avventura. Ci vuole tempo e non ne ho molto ma vale la pena anche per noi, per non dimenticare….

La nostra voglia di cambiare, di cercare una vita diversa da quella che un pò ti è imposta in Italia è cominciata con l’arrivo del nostro primo bimbo in luglio 2002. Vivevamo a Trieste, dove ci siamo conosciuti e dove Massimo, mio marito, si divideva tra uno studio legale e il suo lavoro in aeronautica. Io, un pò lavoravo all’università, un pò in uno studio di commercialisti, una vita abbastanza frenetica per cercare di capire cosa fare da grandi e cosa fare delle nostre lauree in legge per lui e in geologia per me. Quando nacque Tommaso, io decisi che avrei fatto la mamma fino a quando ce ne sarebbe stato bisogno.

Poi vari eventi e varie esperienze belle e brutte, la nascita di Alice nel 2003 e di Asia nel 2005, ci fecero optare per un primo cambiamento. Massimo chiese il trasferimento in Toscana, dove ci sembrava che la vita potesse scorrere più lentamente ed essere più a nostra misura. Massimo mise la sua laurea nel cassetto vicino alla mia e decidemmo di vivere solo col suo stipendio dell’aeronautica, con meno risorse ma con più qualità di vita. Per un paio d’anni, la nostra vita scorse tranquilla anche se ancora non era quello che cercavamo, volevamo che i nostri bimbi crescessero con poche cose e con la capacità di meravigliarsi, cosa che è molto difficile in Italia, come in tutta Europa. Stavamo bene ma una piccola parte di noi ancora non si rassegnava a quella vita. Gli eventi spesso aiutano a trovare il coraggio di fare le cose. Io persi entrambi i miei genitori nel giro di 4 mesi uno dall’altro, fu un periodo davvero difficile, nero, ne sono venuta fuori solo grazie alla forza che mi davano Massimo e i miei figli che nel frattempo erano diventati 4, visto che alla fine del 2007 nacque Mattia. Periodo difficile che però fu la nostra molla per cambiare vita. Con i pochi soldi che riuscimmo a raccimolare, partimmo per un viaggio di un mese in Brasile, a Praia do Forte, dove abitava un nostro amico italiano che si era trasferito qualche anno prima. Fu davvero un colpo di fulmine, tornammo in Italia, era l’inizio di luglio 2008 e mettemmo in vendita la nostra casa che fino ad allora stavamo ristrutturando tra mille fatiche e tonnellate di polvere. Nel giro di 4 mesi riuscimmo a venderla e, in quel periodo di inizio crisi, lo considerammo un segno. Di un segno avevamo veramente bisogno, perché non c’era molta gente ad appoggiarci….anzi!!!! Fummo considerati dei pazzi, degli incoscienti che buttavano un lavoro fisso e una vita senza pensare ai loro 4 bimbi. Ma tenemmo duro, aspettammo solo che Tommaso terminasse la prima elementare, Massimo poteva prendere un’aspettativa di 2 anni, e partimmo!”

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Questa è in due parole la storia di come è iniziata davvero la nostra avventura, dal momento in cui abbiamo mollato tutto per cambiare vita. La sto riscrivendo con calma, per ricordare e per raccontare. Non so quanto ci vorrà, non so nemmeno se ne sarò capace ma tutt’al più rimarrà un ricordo per noi e per i nostri figli.

Alla ricerca di nuovi incontri!

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Max rimarrà senza lavoro dal prossimo gennaio e abbiamo intenzione, al ritorno del nostro viaggio in Brasile, di ripartire per qualche mese in camper. I bimbi sono molto entusiasti e stiamo preparando il nostro itinerario. A proposito, non vi ho ancora mai fatto vedere il giro che abbiamo fatto intorno all’Italia, eccolo:

Capturar

Viaggeremo di nuovo facendo i volontari in cambio di cibo. Per questo abbiamo già iniziato a sistemare Jatobá, il nostro camper. Abbiamo fatto alcuni lavori interni, abbiamo sistemato l’impianto elettrico, dipinto, cambiato una tenda, aggiunto delle mensole negli armadi, tutto con materiale di recupero ovviamente. Siccome Jatobá è un 7 posti ma è piuttosto piccolo e manca il settimo letto, abbiamo preso un’amaca per Sofia. Tutti stanno crescendo e questo ci permetterà di stare più comodi. Vorremmo fare anche qualche modifica al bagno ma ve ne riparlerò a lavoro ultimato.

Tre giorni fa, sono usciti due articoli su di noi. Uno sul blog di Roberto e Maddalena che si chiama In viaggio con Ermanno. Andate a curiosare, hanno appena fatto un viaggio in Canada con il loro minivan fiat 238 del 1980 camperizzato e stanno lavorando ad un documentario per raccontarci la loro esperienza. Il loro blog è iniziato così. Rispondere alle loro domande è stato piacevole e divertente perché sono molto simili a noi. È stato come incontrare degli amici, che capiscono esattamente quello che provi e il perché delle tue folli scelte… Ecco quello che è venuto fuori dalla nostra “chiacchierata”. Grazie a loro siamo ora in contatto con molti altri viaggiatori e camperisti, alcuni di loro fulltimers. Speriamo di riuscire ad incontrarli presto!

L’altro articolo è venuto fuori su un giornale che si chiama Italia che cambia. Usando le  parole presenti sul sito, è un giornale che “vuole creare strumenti che mettano insieme tutti gli attori silenziosi di quell’Italia che esiste ma che attualmente è invisibile dall’esterno, perché ignorata dai mass media, vuole raccontare e rappresentare quei milioni di cittadini fino ad oggi esclusi dai circuiti informativi, offrendogli allo stesso tempo una serie di servizi fondamentali alla valorizzazione e alla messa in rete delle loro azioni, in modo che tutti possano navigare in maniera facile e completa in questi mondi e usare i servizi intrecciati di tutte queste realtà: spostarsi per il paese in modo sostenibile, fare acquisti in maniera consapevole, apprendere tecniche di autoproduzione, vendere o scambiare beni e servizi con chi ha la vostra stessa sensibilità.” Insomma, è un giornale che condivide stili di vita diversi, che aiuta le persone a conoscersi, ad incontrarsi e a collaborare. L’intervista ci è stata fatta da Ezio Maisto, l’abbiamo fatta per telefono, non è stato così facile raccontarsi perché sono anni di vita, avevamo paura di non apparire per quello che siamo ma Ezio è stato davvero molto professionale e umano, ci siamo sentiti varie volte e siamo felici dell’articolo che ha scritto. Grazie a lui e al giornale, varie famiglie si sono messe in contatto con noi, cercheremo nei prossimi mesi di incontrarci con alcune di loro.

Queste due interviste sono state molto importanti per noi, prima di tutto perché partono da più lontano rispetto al nostro blog, dalla nostra partenza per il Brasile che è un pò il vero inizio della nostra avventura. Poi perché quando vivi al di fuori della “normalità”, quello che ti manca più spesso è il contatto con persone e famiglie simili. Chissà che dall’incontro con qualcuna di queste famiglie possa nascere qualche bel progetto!

Quando le differenze danno fastidio

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Nei giorni scorsi mi è arrivata questa mail:

“Buon giorno Virginie e Massimo,
non uso facebook per polemiche ideologiche quindi scrivo qui.
Non sono daccordo con alcune vostre scelte ma non cerco di infangarle sui social, mentre voi al contrario portate avanti un’opera  sistematica di “infangamento” di scelte e valori miei e altrui, peraltro adducendo motivazioni spesso credo oggettivamente false.
Qualsiasi ragazzino/a come le mie figlie e tutti quelli per i quali i genitori abbiano scelto una vita convenzionale, cioè sempre a scuola e  dimora stabile, ha tutto il tempo per imparare cose come la magia , la fotografia, la coltivazione di vegetali (cito quelle da voi riportate) e altro che interessi, mentre voi le avete presentate come  rese possibili dal non andare a scuola, l’abbinamento era chiaro già dalle prime righe.
Saper  riconoscere e utilizzare almeno 100 diverse specie di vegetali delle foreste, come fanno questi validissimi “sciamani”(perdonate il termine, almeno ci intendiamo) che citavate, è una cosa bellissima.
Se io o qualsiasi altra persona che vive come me volesse diventare come lui, spostandosi ad abitare nella foresta, penso che in circa un anno potrebbe arrivare a una accettabile competenza di queste 100 erbe.
E invece non vale in contrario, se lo sciamano  volesse diventare insegnante di liceo non potrà mai, perchè il suo percorso di vita non lo rende libero, e di questo a mio avviso bisogna tenere conto prima di idealizzare le vite altrui sui social.
Così come un ragazzino che non va a scuola, come può decidere se da grande vuole fare il giudice, l’ingegnere, il parrucchiere, il farmacista, il meccanico, il dentista o qualsiasi altra professione avendo solo l’esperienza proposta dai genitori?
Avete scritto che alcuni giorni fa i ragazzi erano cupi per l’inizio della scuola, ma avete provato a chiedere loro se preferissero non andarci mai come i vostri figli?
Io l’ho fatto, e sia le mie figlie sia tutti, ma proprio tutti quelli a cui ne ho parlato mi hanno risposto che sebbene non sia il massimo alzarsi alle 6.30-7 tutte le mattine e dover studiare, sono ben contenti che i genitori abbiamo scelto di mandarli a scuola.
I miei alunni che arrivano da esperienze come le vostre e ora sono a scuola non manifestano la minima intenzione di tornare alla vecchia dimensione.
Ma non l’ho scritto su facebook.
Stamattina poi mi è passato sotto gli occhi un post che parlava di scuola e obbedienza in una modalità che non mi sembra adeguata e su cui lascio perdere
Concludo con mie opinioni:                                                                                                       Credo non pensate che un giro di Dante, ossidoriduzioni, perifrastica passiva, elettromagnetismo possa giovare a un ragazzino ben al di là dei contenuti, io credo di sì, e tanto, .
Ne resta di tempo per fare fotografie e stare in famiglia, credetemi.
Credo che giovi molto anche stare  infinite ore e giorni immersi in mezzo ai coetanei.
Provate a proporre ai vostri figli di andare a scuola un anno, poi sceglieranno.
Credo scriverei tutto questo anche se non fossi insegnante.
Grazie per l’attenzione.
Con affetto”

La persona che ci ha scritto queste parole è un’insegnante, una persona che ci conosce bene, tempo fa aveva anche organizzato una conferenza per condividere il nostro modo di vivere, sa bene il percorso che abbiamo fatto, il perché di molte nostre scelte, sa che in Brasile i nostri figli sono andati a scuola e che ad un certo punto, decidendo con loro perché ascoltiamo anche le loro opinioni, abbiamo optato per l’educazione parentale. Educazione parentale poi significa appoggiare gli interessi dei propri figli ma anche accendere lampadine nelle loro teste, spingerli a leggere, a scrivere, a riflettere su quello che leggono e a farsi un’opinione propria. Chi ci ha scritto questa mail ha anche organizzato un incontro qui da noi in cui domani insegneremo ad un gruppo di persone ad impastare con pasta madre, perché crediamo in quello che facciamo, crediamo che sia importante condividere, che sia importante prendere tempo per gli altri. Con l’occasione, potevamo benissimo parlare di persona, potevamo confrontarci, invece ha preferito scrivere.

Sono andata a rileggere i vari post sulla nostra pagina per scoprire in che modo io possa aver infangato le idee altrui. Il nostro blog e la nostra pagina sono uno spazio in cui raccontiamo le nostre esperienze e i nostri viaggi. Ogni tanto condivido anche post e pensieri presi in altre pagine, ovviamente di persone che la pensano come noi, proprio perché siamo in pochi e spesso veniamo aggrediti, fa piacere trovare appoggio, la rete è anche questo, si trovano persone simili. Non ho mai scritto che il nostro modo di vivere sia quello giusto e non pensiamo assolutamente di essere superiori ad altri. Anzi, abbiamo dubbi tutti i giorni, ci poniamo domande sempre, il nostro lungo percorso è interamente fatto di dubbi e paure, come credo sia quello di tutti i genitori! Il nostro blog è solo il racconto di una storia, la nostra. Perché il nostro modo di vivere e di pensare offende chi la pensa diversamente? Perché molte persone che seguono un percorso più “normale” si devono sentire in diritto di giudicare chi ne fa uno diverso? Io non mi sento offesa da chi manda i figli a scuola perché è semplicemente la loro scelta e so che anche loro, come noi, avranno pensato al percorso migliore per i propri figli.

Ognuno di noi ha un’esperienza diversa, io e Max siamo stati super scolarizzati, abbiamo fatto una vita più che normale per molti anni, abbiamo seguito la strada che avevano tracciato per noi pensando che non ci fosse alternativa, siamo andati avanti senza riflettere molto. Poi però un pò alla volta abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava, qualcosa ci “disturbava”… abbiamo fatto un lungo percorso fatto di tanti momenti difficili per uscire da questa vita “normale” che per noi era una gabbia, l’abbiamo fatto per gradi proprio perché avevamo dei figli e non volevamo che le nostre scelte li condizionassero. Poi, piano piano, la paura è diminuita, i nostri figli nel frattempo sono cresciuti e ascoltandoli abbiamo capito che erano felici e che l’essere diversi poteva essere una ricchezza. Oggi crediamo, ma è sempre una nostra opinione, che rientrare nella “normalità” non sia più difficile che uscirne. Tutti fanno fatica, avere sempre il sorriso sulle labbra ed essere positivo ed ottimista non significa non aver sofferto, non avere dubbi e paure.

Sono molte le famiglie che ci contattano per saperne di più, per trovare appoggio, per capire come cambiare anche se si hanno dei figli ed è per questo che voglio continuare a scrivere, perché anche noi abbiamo avuto bisogno di leggere storie di altri per trovare il coraggio di essere noi stessi, di trovare la notra via e la nostra felicità. Anche questo è condivisione e ci credo molto, sto cercando di trovare il tempo per scrivere tutta la nostra storia, non per offendere chi la pensa in modo diverso ma per dar coraggio a chi si sente in gabbia ❤