Vivere senza comodità

Ieri Mattia e Sofia hanno fatto un fuoco e hanno cucinato le prime zucchine del loro orto. Siamo qui da un mesetto e, partendo dai semi, stiamo già mangiando i nostri ortaggi! Ma non è di questo che vi volevo scrivere, vedendoli ieri sera grigliare le loro verdure, mi è tornata alla mente un’esperienza tosta che abbiamo fatto 4 anni fa in Brasile e che è una parte importante del percorso che ci ha portati a vivere come viviamo oggi.

Quattro anni fa abitavamo ancora a Natal nel Nordest del Brasile ma eravamo alla ricerca di una comunità a cui aggregarci soprattutto per riuscire a produrre il nostro cibo. Facevamo già l’orto, alcune cose le compravamo dai contadini vicino a casa ma non ci bastava più. Il problema cibo per noi era veramente grande, era troppo difficile comprare veri alimenti! Una sera, scrissi su google ecovilas no Brasil… e la prima cosa che mi apparse fu São Thomé das Letras che è il posto dove ci saremmo poi trasferiti. Un ragazzo, Cássio, cercava altre persone per creare un ecovillaggio. Gli scrissi e ci trovammo molto in sintonia. Il suo percorso era diverso dal nostro ma avevamo moltissime cose in comune, lui era di São Paulo, anche lui laureato, spinto dalla famiglia ad una vita lontana dalle sue aspirazioni. Aveva passato 5 anni in Giappone a fare una vita stressantissima e aveva deciso di dire basta. Aveva comprato un terreno in cui piantava in vista di creare una foresta alimentare, aveva scavato varie vasche in cui raccogliere l’acqua piovana e credevo ci vivesse con moglie e figlio. Anche se distava 2800 km da Natal, decidemmo di andarli a trovare per vedere se ci piaceva la zona.

Se ci leggete da un pò avrete già capito che le nostre decisioni sono spesso colpi di testa! Cássio era abituato ad accogliere volontari, è grazie a lui che abbiamo conosciuto workaway, e ci disse che potevamo appoggiarci da lui, nel suo terreno, bastava che avessimo le tende. Così tempo di organizzare il nostro lavoro (ancora era aperto il nostro negozio in Bahia e producevamo marmellate, liquori e sali aromatizzati), di comprare qualche coperta visto che era giugno cioè inverno e le notti potevano essere freddine, facemmo i bagagli e partimmo. Il viaggio durò 3 giorni e dormimmo in tenda lungo la strada. Fu un’avventura ma la vera avventura iniziò in realtà arrivati a São Thomé!

Scoprimmo che Cássio e famiglia abitavano in paese e non in quel terreno. Dalle foto che avevo visto c’erano costruzioni ma erano in paglia e bambù, non erano abitazioni. Non mi era proprio passato per la mente di chiedergli se ci viveva perché per me era ovvio! In quel terreno, non c’era luce, non c’era acqua corrente e il bagno secco era in costruzione! Appena lo scoprii, rimasi senza parole… Dopo 3 giorni di viaggio, con la nostra cagnolina a seguito, avevamo tutti un gran bisogno di una bella doccia. Erano le 5 di pomeriggio, il sole stava già calando, il freddo della notte stava già arrivando (nel periodo invernale in quella zona, le giornate sono calde ma di notte si arriva anche a 5°) e avevamo le due tende da montare prima che facesse buio. Cássio ci mostrò dove erano le 2 pentole, i 3 piatti e le poche posate, dove fare il fuoco per cucinare, come filtrare l’acqua del ruscello per poterla bere e dove erano le zappe da usare per andare in bagno 😀 Massimo che è la mia tranquillità mi disse “accampiamoci, riposiamoci e poi decidiamo cosa fare!” Effettivamente era la cosa più sensata in quel momento.

Appena se ne andò Cássio, ci organizzammo. Accendemmo il fuoco per avere luce e calore e scendemmo al ruscello a riempire dei secchi per poterci lavare. Montammo le due tende e passammo la nostra prima serata into the wild. Alla fine ci rimanemmo quasi un mese, lavandoci nel ruscello o nei secchi, facendoci anche il bucato ovviamente tutto con sapone naturale, senza connessione, con il paese lontano 14 km di strada sterrata… e l’unico brutto ricordo che abbiamo è il freddo che abbiamo patito le prime notti. Arrivando dal Nordest del Brasile, non avevamo i vestiti adeguati alle temperature notturne di São Thomé. Le coperte che avevamo comprato erano davvero molto sottili. Ma questo problema si risolse in fretta perché trovammo un negozietto che vendeva vestiti di seconda mano e comprammo qualche maglione per ciascuno!

Qui di seguito vi posto alcune foto di allora, Tommi ancora non era il nostro fotografo e quindi non sono di qualità. Ma sono bellissimi ricordi di un’esperienza che consiglierei a tutti. Provare a vivere senza comodità… spesso ci lamentiamo perché ci manca questo o ci manca quello. In Brasile moltissima gente vive così per tutta la vita. Noi ne abbiamo conosciuti tanti, gente che non ha la corrente, gente che non si potrà mai permettere un frigo o una lavatrice, ma anche un letto. Non ci rendiamo conto che anche chi ha poco in Occidente ha moltissimo rispetto al resto del mondo. Così ora, riusciamo ad apprezzare tutto quello che abbiamo. Sono tanti anni che abbiamo iniziato a ridurre i nostri bisogni e le nostre cose ma quell’esperienza ha dato una bella accelerata questo nostro percorso!

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Noi non torniamo a scuola!

© Ezyê Moleda, all rights reserved_Singular Escape_Creative Solutions_Family seven on the road-3797

Si sente nell’aria… tutto sa di scuola, anche se non vai in città, anche se non vai nei supermercati, anche se non hai la televisione e quindi non vedi la pubblicità! Le persone non parlano d’altro, i bambini diventano meno allegri per non dire più cupi, molti genitori stanno per tirare un sospiro di sollievo perché la scuola gli toglie un bel pensiero. A me i primi giorni di scuola hanno sempre messo molta tristezza, sia da bambina che da mamma. Non che i giorni successivi fossero da meno ma forse poi mi facevo prendere dal tran tran e diventava più sopportabile. Ma perché sopportare? Sono ormai più di 3 anni che i nostri bimbi hanno smesso di frequentare la scuola e, anche se l’hanno frequentata in Brasile dove tutto è più blando, ci ricordiamo bene del sapore che ha il ritorno nelle aule. Le corse degli ultimi giorni per comprare quello che serve, e ancora lì ci si salvava visto che non serviva comprare né i libri, né l’uniforme, né i buoni pasto e nemmeno le cose che reputavi inutili! I bambini non cambiavano certo zaino ogni anno e nessuno ti spingeva a seguire la moda o a comprare a vanvera. Le maeste le chiamavano “zia”, non erano costretti a stare seduti sempre, facevano pochissimi compiti e non c’erano interrogazioni, le lezioni duravano solo 4 ore,  quindi gli rimaneva molto tempo per pensare, per giocare, per andare al mare, per leggere, per stare con noi e anche, perché no, per non fare niente. Anche così la scuola ci stava stretta! Abbiamo provato anche le terribili 8 ore al giorno ma solo con l’asilo in Toscana per i 3 più grandi e la prima elementare di Tommi, ce lo ricordiamo bene ed è una delle ragioni che ci ha fatto decidere di partire per il Brasile. Così come la scelta di fare educazione parentale, ci ha fatto pensare che in fondo potevamo anche tornare qui.

Comunque da settembre in poi anche la nostra vita inevitabilmente cambia perché inizieranno a vedere poco o niente i loro amici, gli altri bambini e ragazzi avranno davvero poco tempo! Quindi anche in casa nostra si ricomincerà a studiare di più. Ovviamente, chi studia a casa studia sempre, non stacca per l’estate ma visto che avranno molte meno occasioni per uscire con gli amici e noi avremo meno da fare con gli orti, si riprenderanno varie attività che erano rimaste in sospeso. Oltre a questo torneremo a viaggiare, ci piace farlo fuori stagione e fare homeschooling è anche questo, viaggiare quando ti pare e piace. Dà moltissima libertà, che magari tanti non vorrebbero perché preferiscono un percorso più “normale” per i propri figli, ma a cui noi speriamo di non dover rinunciare mai!

Vivere barattando

Come già ho scritto altre volte, dove e con chi ci è possibile, ci piace barattare. Il mondo dello scambio regala infinite possibilità. Abbiamo dato e diamo vitto e alloggio a chi ci dà una mano sia nell’orto che nell’educazione dei nostri figli, abbiamo dato durante il nostro giro dell’Italia il nostro aiuto in cambio di cibo e quando è possibile lo facciamo ancora, regaliamo prodotti del nostro orto e riceviamo uova e prodotti dell’orto di altri, abbiamo scambiato marmellate con bottiglie di vino, Tommaso, il nostro figlio più grande ha scambiato in Brasile un vecchio nintendo per un Iphone e qui una bici da corsa per un computer portatile. In paese, abbiamo messo su un punto di bookcrossing accolto con molto entusiasmo dalle persone. Abbiamo messo a disposizione 10 libri e, a distanza di un paio di mesi, sono diventati quasi 100!

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Gli esempi sarebbero tanti ma vi volevo raccontare di un altro scambio meraviglioso che abbiamo fatto. Abbiamo conosciuto un’artista che si chiama Manuela. Con lei ci siamo trovati molto in sintonia su tante cose. Sono vari mesi che lei mette a disposizione dei bimbi un pomeriggio a settimana, la prima volta tutti e cinque insieme ma poi a turno uno alla volta, e gli insegna a dipingere, scolpire, lavorare la terra cotta, fare découpage, seguendo le predisposizioni di ognuno. In cambio, le diamo prodotti del nostro orto, marmellate, sale aromatizzato… Questo è uno degli scambi più incredibili che abbiamo fatto. Ecco alcuni dei lavori fatti dai bimbi:

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Come ho detto, questi sono solo esempi, le opportunità sono davvero tantissime, il baratto è uno degli strumenti più forti che abbiamo per ribellarci alla monetizzazione selvaggia che ci è stata imposta… Usiamolo senza moderazione!

Unschooling e volontariato

In questi ultimi mesi siamo stati molto indaffarati… Ci sono stati affidati un piccolo pezzo di terra di fronte a casa e un altro in una frazione di Pettinengo. Li abbiamo preparati per poter fare degli orti, abbiamo piantato molti semi nei vasetti e ora piano piano stiamo trasferendo le piantine… Ma non è di questo che vi volevo parlare… vi volevo parlare di volontariato, di condivisione e di come tutto questo sia un grande arricchimento per noi ma soprattutto per i nostri figli che, come sapete, non vanno a scuola. Abbiamo deciso di ricominciare ad accogliere volontari. A São Thomé das Letras in Brasile dove abbiamo ancora il nostro terreno, abbiamo accolto più di 70 volontari di tutto il mondo. Con loro abbiamo lavorato la terra, piantato, ristrutturato, costruito, dipinto, i bimbi hanno fatto teatro, hanno imparato a fare artigianato, hanno giocato, hanno scoperto passioni (Tommaso si è scoperto appassionato di fotografia grazie a Jakob un volontario tedesco e Alice ha cominciato a fare artigianato, cosa che fa tuttora, grazie a Cláudia, una volontaria portoghese, solo per fare due esempi). Se siete curiosi, questo è l’album di fotografie di tutti i lavori che abbiamo fatto in Brasile grazie a questi volontari https://www.facebook.com/pg/Seven-on-the-road-540500526115030/photos/?tab=album&album_id=807518976079849

Sono state esperienze veramente ricche e che consiglio a tutti. La prima cosa che molti pensano quando si parla di volontariato è “ma come, ci sono persone che lavorano gratis??” oppure “ma questo è sfruttamento!”. Addirittura c’è chi trova che offrire vitto e alloggio in cambio di lavoro sia un pò come tornare alla schiavitù. Peccato perché questo modo di pensare limita moltissimo. Grazie al volontariato, noi abbiamo amici in moltissimi paesi, molti di loro hanno lavorato più di quanto avevamo chiesto. C’è chi ci ha regalato un dipinto sulle pareti, chi ci ha costruito un mobile, chi ci ha sistemato il gallinaio, chi portava i bimbi a spasso, tutto questo durante il proprio tempo libero… Senza dimenticare chi ci ha accolti o voleva accoglierci durante il nostro viaggio in Italia. Si creano dei legami molto forti. A nostra volta, facendo i volontari, siamo riusciti a fare il giro dell’Italia spendendo veramente poco e conoscendo varie persone e progetti di vita.

Nella casa in cui viviamo in questi mesi, abbiamo avuto bisogno di un periodo di adattamento e di preparazione. La situazione rispetto al Brasile è diversa per vari aspetti. Qui non c’è una casetta indipendente dove accogliere i volontari, chi viene vive in casa con noi, Asia ha momentaneamente rinunciato alla propria camera visto che è l’unica che si chiude, tutte le altre sono comunicanti tra loro. Ci sono due bagni ma uno solo con l’acqua calda quindi dobbiamo dividere la doccia con chi viene ad aiutarci. Inoltre, abbiamo cambiato un pò il tipo di lavoro richiesto. Abbiamo quindi creato un nuovo profilo su workaway per cercare volontari che potessero aiutarci soprattutto nell’educazione dei bimbi, eccolo qui https://www.workaway.info/472455573255-fr.html

Dieci giorni fa è arrivato il primo volontario, si chiama Marcos ed è brasiliano. Vi condivido qui un suo video, una delle sue attività è l’illusionismo https://www.youtube.com/watch?v=Q4F35O_sgvM  La corrente con lui è passata subito, già dalle prime mail scambiate. L'”accordo” era che avrebbe parlato portoghese con i bimbi, ha proposto anche di insegnargli un pò di magia, in cambio di vitto e alloggio e di un aiuto a prendere la cittadinanza italiana visto che è discendente di italiani (l’aiuto è semplicemente dire che lui abita con noi). Ho detto ERA perché in realtà gli insegnamenti si sono moltiplicati! È una persona incredibile, piena di vita, appassionata, generosa, sta insegnando magia – illusionismo a tutti noi, ma non semplicemente i trucchi, ci sta insegnando tutto quello che c’è dietro, ci sta trasmettendo la sua passione, ci sta ridisegnando il mondo! La magia ha cambiato la sua vita e ci sta facendo ripercorrere i suoi passi. Lui è stato come noi molto scolarizzato, ha fatto l’università ed è diventato avvocato. Per due anni ha esercitato la professione a São Paulo poi l’incontro con la magia… Ci sentiamo molto in sintonia con lui. Per vari motivi, lui e la compagna Ezyê hanno deciso di lasciare il Brasile e stanno viaggiando già da due anni, ora lei è in Marocco ma presto ci raggiungerà. Vivono facendo i volontari e anche grazie alle loro passioni, la magia appunto ma anche la fotografia nel caso di lei e insieme creano siti web…

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Marcos ci ha regalato due libri che parlano di magia, sono in inglese e quindi ha fatto venire a tutti i bimbi la voglia di imparare questa lingua. In casa parliamo già italiano, portoghese e francese, per questo l’inglese è stato un pò lasciato da parte. Ma ora c’è una ragione in più per studiarlo! Poi suona la chitarra e canta e sta insegnando ad Asia a suonare. Come ho detto fa dei siti web fantastici e sta insegnando moltissimo a questo riguardo a Tommaso.

Noi non abbiamo dubbi rispetto alla nostra scelta di descolarizzare i nostri figli, il nostro è stato un lungo percorso, la scelta è stata ponderata e fatta insieme ai bimbi, ma l’incontro con Marcos ha veramente rinforzato il nostro pensiero. Tutto quello che fa ora, l’illusionismo, i siti web, la musica ma anche circo, giocoleria, lo ha imparato da solo, leggendo libri, studiando su internet… In questi due anni ha lavorato in vari paesi e lo cercano per altri lavori, nessuno ovviamente gli chiede il diploma! È partito dal Brasile sapendo solo l’inglese e ora parla arabo, francese, italiano… dove si ferma impara! E questo è sicuramente l’esempio che vogliamo per i nostri figli!

I miei lavori con il Fimo

Ho iniziato a lavorare il Fimo a gennaio. Per chi non lo conosce è una pasta polimerica con cui si possono modellare moltissime cose e fare collane, orecchini, portachiavi. Gli oggetti vanno modellati e poi cotti nel forno. Tempo fa avevo visto per caso un video in cui veniva realizzata una tortina in Fimo e mi era piaciuta molto. Ho chiesto a mia mamma se me lo poteva comprare e cosí ho iniziato. Seguo dei tutorial su youtube per imparare e mi piace un sacco, ho giá realizzato varie cose che vorrei vendere nei mercatini qui o quando torneremo in Brasile. I soldi ricavati andranno nel nostro salvadanaio dei viaggi (abbiamo un salvadanaio in cui mettiamo le monete che avanzano dalla spesa o soldi che arrivano dalla vendita delle pietre che abbiamo portato da Brasile, questi soldi serviranno per i nostri prossimi viaggi). Quando faccio il fimo non sono mai sola c’é sempre Sofia che adora farlo insieme a me. Tutti i giorni faccio qualche oggetto perché vorrei farne tantissimi prima di tornare in Brasile, dove è più facile vendere artigianato.

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Ieri sono stata invitata all’Oratorio di Pettinengo per insegnare ad utilizzare il fimo ad alcuni bambini. Ognuno di loro ha creato un oggetto che diventerà un portachiavi che regaleranno al loro papà per la festa del papà.

Alice

È arrivato Babbo Natale!

Strano titolo visto che siamo al primo di marzo! Ancora più strano visto che noi non festeggiamo Natale, un altro punto in comune con la famiglia del film Captain Fantastic 😀 Ci piace fare regali ai bimbi in giorni in cui non se l’aspettano, ci piace festeggiare giorni che nessuno festeggia…

Ma veniamo alla spiegazione del titolo! Ieri era giorno di sport, il martedì e il giovedì i bimbi fanno atletica con un gruppo di ragazzi di Pettinengo. Li abbiamo portati in palestra e tornando a casa, ci siamo fermati a… raccogliere spazzatura! Il primo mercoledì del mese, il comune viene a ritirare i rifiuti ingombranti e questo è il giorno in cui ti rendi conto della follia del nostro sistema. Davanti a una casa erano buttate un sacco di cose, non rifiuti, cose belle che qualcuno ha deciso di considerare rifiuto ingombrante perché, per certe persone, è faticoso perfino regalare a chi non ha! Vi faccio l’elenco delle cose che abbiamo trovato e vi posto qualche foto per farvi vedere lo stato delle cose, perfettissimo stato. Abbiamo trovato due biciclette per bambini (abbiamo ora 12 biciclette e non ne abbiamo comprata nemmeno una!), la casa completa e il camper di Barbie con un sacco di accessori, la macchina della maglieria giocattolo, la scuola di scrittura con tavolo luminoso, un passeggino e una sdraietta per bambola e infine due valigie rigide. Quando questa mattina ho tirato fuori tutto, ho visto occhietti che brillavano di felicità!!! Abbiamo spolverato tutto e stanno giocando da due ore. Purtroppo ci mancano le barbie visto che le abbiamo regalate in Brasile, non entravano nelle valigie, ma un’amichetta delle bimbe gliene regalerà una delle sue, le abbiamo chiesto se voleva fare uno scambio ❤

 

Tutto questo era buttato davanti a una casa del centro, molto in vista, vicino a un bar e quindi ci è voluta un pò di faccia tosta per fermarsi, a nessuno piace farsi vedere mentre rovista nella “spazzatura”… però mi chiedo perché dovremmo vergognarci di voler riutilizzare queste cose, non dovrebbe vergognarsi piuttosto chi butta cose che altri potrebbero ancora sfruttare?

 

Noi e Captain Fantastic!

In questo periodo sono state varie le persone che ci hanno detto che la nostra famiglia assomiglia un pò a quella del film Captain Fantastic 😀 Ci siamo incuriositi e abbiamo visto il film.

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Devo dire che non ci è piaciuto così tanto, l’abbiamo trovato molto caricaturale, troppo estremo e la ciliegina è che finisce male! Cioè, per noi finisce male… fare tutta questa vita alternativa per poi decidere di trasformare Steve, il loro autobus, in gallinaio e rimandare i figli a scuola non è una bella fine… Fa capire come il lieto fine debba essere per forza un ritorno verso la “normalità”. Ovviamente è il nostro parere, perché in realtà non esiste la cosa giusta da fare, esistono momenti, ed esistono scelte. La cosa interessante è che ci ha fatto riflettere… su come la gente ci vede, sul nostro percorso, su quello che stiamo facendo.

Siamo anche noi piuttosto estremi per tanti versi ma non vorremmo mai fare una vita isolata come quella dei protagonisti del film. Nella nostra ultima casa in Brasile, eravamo abbastanza isolati, per arrivarci dovevamo fare 13 km di strada sterrata e il paese più vicino, São Thomé das Letras, era davvero piccolino. Ci siamo stati bene, avevamo sempre gente a casa visto che accoglievamo volontari, ma l’isolamento è stato una delle ragioni che ci ha spinti a fare questo viaggio. Vogliamo sì vivere fuori dal sistema ma vogliamo anche che i nostri figli ci possano rientrare, se lo vorranno, senza troppi traumi. Varie persone, in modo particolare familiari, trovano che stiamo condizionando il loro fututo. Ovviamente è vero, ne siamo coscienti ma mi chiedo… quale genitore non lo fa? Anche chi decide di educare i propri figli ben ancorati sui binari del sistema fa una scelta precisa che li condizionerà. Io e Max per esempio abbiamo fatto una gran fatica a scrollarci di dosso tutta questa “normalità”, il nostro è stato un lungo percorso perché siamo stati anche noi condizionati. Nessuno ci chiedeva di ragionare, di pensare a quello che ci piaceva, a quello che avremmo voluto fare, nessuno ci ha insegnato a dubitare… Chi decide di crescere i propri figli unschoolers fa la scelta di accompagnarli, di guidarli ma lasciando che seguano le proprie aspirazioni e che si facciano la propria opinione su qualunque cosa. È chiaro che c’è la nostra impronta ma sanno che su molti argomenti le opinioni possono essere varie e che non è detto che loro debbano condividere la nostra. Gli insegnamo l’importanza del senso critico.

Per quanto riguarda la voce alimentazione, devo dire che anche per noi spesso risulta essere causa di isolamento… Intanto le tue scelte alimentari ti costringono a metterti addosso un’etichetta. La nostra etichetta poi è pure complicata perché siamo fondamentalmente vegetariani ma i prodotti di origine animale che mangiamo non li compriamo ovunque. Il latte è solo vegetale, le uova solo di galline felici di persone che conosciamo, il formaggio solo di piccole realtà che lavorano nel rispetto degli animali e dell’ambiente. Compriamo pochissimo al supermercato e in questo modo produciamo pochissima spazzatura. Compriamo locale e bio. Insomma, in realtà tutto questo dovrebbe essere un atteggiamento “normale”… rispetti il tuo corpo, rispetti le persone boicottando le multinazionali, rispetti gli animali, rispetti l’ambiente… ma la realtà non è questa… va a finire che sei strano, che palle ma alla fine cosa mangi? E soprattutto condizioni i tuoi figli!! Ma anche qui mi chiedo… chi fa mangiare qualunque cosa ai propri figli non fa una scelta precisa? Chi fa diventare i figli obesi e li riempie di cibo spazzatura non li condiziona? La gente pensa che fare una scelta come la nostra significhi privarli di qualcosa… Noi non proibiamo ai nostri figli di mangiare determinati alimenti, loro sono liberi, solo che non li compriamo. E la cosa più importante è che gli spieghiamo le ragioni delle nostre scelte. Ai nostri figli abbiamo spiegato l’importanza di avere coscienza di quello che si mangia, che la fame nel mondo, la deforestazione e i cambiamenti climatici sono conseguenze delle nostre scelte. Ma volendo considerare anche solo il lato della propria salute, perché è così normale spiegare a un bambino che deve stare attento quando attraversa la strada ed è considerato da estremisti insegnargli che non deve ingerire qualunque cosa? Ho già detto più volte che mi piacerebbe fare un esperimento…. vorrei, in un luogo pubblico, dare da bere coca-cola e da mangiare un sacchetto di patatine a Sally, la nostra cagnolona, e vedere la reazione delle persone…. Sono sicurissima che più di qualcuno avrebbe da ridire… vedere però una mamma che dà patatine e coca-cola ai figli è “normale”, non dà nell’occhio…

Per il resto, non ci facciamo i vestiti in pelli di animali come nel film ma ci vestiamo di seconda mano… I nostri vestiti, i nostri mobili, i giochi, le biciclette, tutto quello che ci serve sono cose che altri non vogliono più… E vi assicuro che non ci manca niente, anzi, spesso abbiamo troppo e dobbiamo cercare altre persone che possano approfittare di tutta questa montagna di cose superflue che le persone comprano.

Ecco, per concludere, la nostra sfida è vivere a modo nostro, fuori dal sistema ma senza dover vivere isolati… Far capire alla gente che le nostre scelte sono scelte di rispetto. Quello che ci rende davvero felici è vedere quanto sia più semplice per i nostri figli farsi vedere per quello che sono, non si vergognano… quando abbiamo iniziato questo percorso, sapevamo quello che volevamo ma spesso nascondevamo la nostra vera natura, non sempre avevamo il coraggio di farci conoscere per quello che sentivamo dentro… Avevamo anche tanta paura di come le nostre scelte avrebbero influenzato la vita dei nostri figli. Ma oggi, vedendoli crescere non abbiamo più paura. Sono forti e sono proprio loro ad averci insegnato a non aver paura!

Di ritorno a Pettinengo

Sono passati quasi 3 mesi dal mio ultimo post… sono stati giorni intensi e più di due mesi senza connessi0ne! La nostra vita è di nuovo cambiata un bel pò 😀 Ci è stato proposto di collaborare con l’Associazione Pacefuturo e abbiamo quindi deciso di lasciare il Lazio per trasferirci in Piemonte! Dopo essere tornati a casa in ottobre, ci siamo presi quaranta giorni per prepararci, abbiamo smontato tutto quello che avevamo montato pochi mesi prima, abbiamo inscatolato i nostri libri e le nostre poche cose, abbiamo caricato in camper tutto quello che ci entrava e siamo partiti.

Siamo arrivati qui verso la metà di novembre, per una decina di giorni ci siamo accampati nella biblioteca di Villa Piazzo, sede di Pacefuturo, abbiamo sistemato e pulito la casa parocchiale di Selve Marcone, piccola frazione di Pettinengo, visto che il parrocco ci ha offerto la possibilità di viverci.

Devo dire che ci stiamo trovando benissimo, i bimbi hanno già legato, fanno sport e… hanno visto la neve per la prima volta! È stato davvero molto emozionante ❤ Ci siamo attrezzati per affrontare il nostro primo inverno dopo 8 anni, molti amici ci hanno aiutati dandoci vestiti caldi per tutti, abbiamo comprato un sacco a pelo per ognuno dei bimbi visto che in casa riscaldiamo solamente la zona giorno ma ci troviamo in una zona dove il freddo è molto secco e sinceramente pensavamo di “soffrire” molto di più.

Recentemente siamo stati contattati da una giornalista che si era incuriosita del nostro modo di vivere e ha scritto questo su di noi  http://www.lastampa.it/2017/01/15/edizioni/biella/dal-brasile-a-pettinengo-la-famiglia-amish-che-vuole-insegnare-ai-migranti-la-vita-autosostenibile-7khB5NxPyfXoDpyf9bxyJL/pagina.html

Il titolo ci ha un pò sorpresi. È vero che viviamo un pò fuori dagli schemi, che i nostri figli non vanno a scuola e che sono tanti ma Amish è un termine che non ci sentiamo per niente. Inolte, ci piace aiutare le persone che ne hanno voglia ad avere una vita il più possibile autosostenibile ma non abbiamo la pretesa di voler insegnare 🙂 Per il resto però è stato un articolo molto carino, rispecchia un pò il modo in cui siamo stati accolti qui, con curiosità ma anche con molto affetto.

Siamo ora alla ricerca di un pezzetto di terra dove fare l’orto, abbiamo sparso la voce visto che ci sono tanti terreni abbandonati e ci piacerebbe approfittare di spazi inutilizzati, vedremo. Nel frattempo abbiamo già trovato chi vende i propri ortaggi bio, il miele, il vino… ci stiamo ricreando il nostro piccolo mondo insomma!

 

Genuino Clandestino

Wow… sono più di due mesi che non scrivo… questo periodo infatti non è stato dei più facili… come sapete ci siamo fermati a Civitella San Paolo, siamo legati fino a giugno ad una casa che abbiamo affittato e, siccome il cambio non è dei migliori, l’affitto che ci arriva dal Brasile non basta… è vero che compriamo tutto di seconda mano, è vero che ci accontentiamo ma siamo sempre in sette e quindi in qualche modo dobbiamo integrare. Il volontariato va bene se incontri le persone giuste ma non sempre le cose vanno nel verso che si pensava. Morale, siamo in cerca di lavoro… Max ha anche fatto una prova come cameriere, alla nostra età e con il nostro percorso, non è così semplice ritrovare una collocazione. Inoltre, rispetto ad anni fa quando lavoravamo come camerieri durante gli studi, le cose sono molto cambiate. C’è un generale sfruttamento di moltissime persone straniere che purtroppo non hanno altra scelta e accettano stipendi molto bassi quindi ci ritroviamo a distanza di 20 anni, con un costo della vita decisamente molto più alto, a dover accettare stipendi che allora non avremmo nemmeno preso in considerazione! Queste poche righe per aggiornarvi ma non è questo che vi volevo raccontare… Vi volevo parlare dei bellissimi giorni che abbiamo passato assieme ad una comunità in lotta per l’autodeterminazione e la sovranità alimentare, Genuino Clandestino. C’è stato lo scorso fine settimana l’incontro nazionale a Terni.

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Ve ne avevo già parlato perché Giulia e Lucio, quella coppia della Casetta Gialla https://www.facebook.com/lacasettagialla/?fref=ts che abbiamo aiutato a luglio per la mietitura a mano, ne fanno parte. Ecco il sito della comunità  http://genuinoclandestino.it/  Dateci un’occhiata perché, vi assicuro, ne vale la pena. Abbiamo incontrato molte persone… molta gente libera… tutti in lotta… contadini, coppie, famiglie… tutti con un’idea in comune… Essere liberi di vendere i propri prodotti che sono genuini, biologici non certificati, fatti a mano, con amore, senza sfruttamenti… Non siamo riusciti ad arrivare il primo giorno ma siamo arrivati sabato. Abbiamo preso parte ai tavoli tecnici del pomeriggio, in particolare a quello dei trasformati, dove abbiamo imparato un sacco di cose sul modo di conservare gli alimenti sotto vetro, dalla marmellata, ai sott’oli, a varie altre conserve. Quello che ci ha colpiti di più e che è stato confermato dai dibattiti serali è stata l’armonia… Tanti parlano, tanti hanno idee, tanti condividono esperienze e saperi ma nessuno vuole prevaricare, nessuno parla sopra l’altro, nessuno è meglio o si sente meglio di un altro. È davvero una comunità… Si aiutano visto che la cena di sabato sera aveva un piccolo costo il cui ricavato è stato dato a delle persone che dovevano pagare delle spese legali per uno sfratto, cantano e fanno musica tutti insieme, i bambini di tutti sono benvoluti e sono lasciati liberi, i cani pure… Insomma, è un gruppo meraviglioso di persone che siamo davvero felici di aver conosciuto. Ci siamo sentiti bene, i nostri bimbi hanno legato tutti con altri bimbi, si sono sentiti un pò meno marziani 😀 Purtroppo non abbiamo foto della serata di sabato in cui Sofia ha potuto suonare con i grandi perché il nostro fotografo Tommi affrontava una grande sfida a calciobalilla!!

La domenica è stata la giornata del mercato. Un mercato fantastico a cui hanno partecipato anche Alice, Asia e Sofia con i loro lavoretti e in cui vi assicuro noi che non abbiamo tante risorse in questo momento abbiamo potuto comprare… pomodori e pomodorini, finocchi, pomodori secchi, nocciole, mandorle, fagioli, farina di grani antichi, vino, birra… tutto a prezzi veramente alla portata di chi vuole mangiare bio e sano senza ingrassare le grandi aziende e quel sistema che costringe alla certificazione che alla fine viene pagata dal consumatore! Quello che ci ha colpito è vedere quanta poca partecipazione ci fosse da persone esterne… ed è una cosa che non riusciamo molto a capire, perché le persone non sono attirate? I prezzi sono giusti, i prodotti ottimi… è davvero incomprensibile per noi.

Abbiamo conosciuto tante persone, tante storie… una famiglia in particolare ci è restata nel cuore… credo una delle ultime famiglie che fa le scarpe a mano… Loro sono Elena e Gigi, hanno 2 figli che ovviamente i nostri figli devono rivedere appena possibile!! Fanno scarpe davvero bellissime, eccovi il loro sito http://www.marruca.com/  Date un’occhiata anche a questo, sono davvero degli artisti.

 

Oltre al mercato, ancora tanta musica, giocolieri, teatro, un mago e la possibilità per i bimbi di pigiare l’uva con i piedi e di berne il succo… Il prossimo appuntamento è a Bologna ad aprile e noi sicuramente ci saremo! Grazie a tutti davvero ❤

 

 

L’importanza di sapersi arrangiare

Sono successe talmente tante cose che sarà difficile raccontare tutto!!

Prima di raccontare però, volevo rispondere alle varie persone che ci hanno chiesto o si sono chieste perché abbiamo deciso di fermarci… “Ma come, progettare un viaggione del genere per poi fermarsi già?? E per di più in Italia!!! Tutti vorrebbero scappare e voi che ce l’avete fatta in Brasile tornate QUI????” Non è facile rispondere in due parole…non è facile spiegare… Il percorso è lungo ed è difficile da riassumere ma ci provo… È vero, ci siamo dati da fare e in Brasile stavamo bene, potevamo vivere bene solo con l’affitto del nostro negozio di Praia do Forte (beh…per inciso devo dire che siamo una famiglia che si accontenta….il modo in cui viviamo probabilmente sarebbe inaccettabile per molti!) Non siamo ricchi, non lo siamo mai stati ma i soldi che abbiamo dovuto investire in Brasile per poter ricevere il visto di permanenza (circa 45 000 euro all’epoca che erano il ricavato della vendita della nostra casa in Toscana) li avevamo investiti bene… un colpo di fortuna, abbiamo comprato un negozio in una zona che poi si è sviluppata bene in una cittadina molto “alla moda” vicino a Salvador. Per vari anni, è stato il nostro negozio, si chiamava Paraíso dos Gulosos http://paraiso-dos-gulosos.blogspot.it/p/quem-somos.html, vendevamo prodotti naturali, marmellate e sali aromatizzati fatti da me, liquori fatti da Max… Poi per varie ragioni, soprattutto la lontananza visto che non abitavamo più a Praia do Forte, abbiamo deciso di chiudere, vivere dell’affitto e produrci il nostro cibo…. cosa che abbiamo fatto nel nostro terreno fino alla decisione di questo viaggio. L’idea di tornare in Europa, l’avevo già spiegato all’inizio, nasce dal fatto che in Brasile l’educazione parentale non è ancora regolamentata. I vari traslochi che abbiamo fatto lì, l’ultimo di 2800 km, sono stati fatti soprattutto per cercare una situazione scolastica il più accettabile possibile. A questo aggiungi che alcuni affetti ci mancavano, che, dopo 7 anni di vita lì, molte cose del quotidiano ci mancavano, prima tra tutte il cibo ma non spaghetti pomodoro e parmiggiano, il cibo bio alla portata di tutti, i prodotti semplici e genuini, un sapone naturale senza spendere una fortuna o doverselo fare da sé, la cultura è molto diversa e probabilmente solo chi è stato un giorno immigrato può capire questo stato d’animo. Detto tutto questo, siamo una famiglia numerosa e siamo abituati a cambiare e a viaggiare. Non siamo solo io e Max a decidere… Nonostante i bimbi siano cresciuti in Brasile, sempre in realtà assolutamente brasiliane, si sono sempre sentiti più italiani… Avevano bisogno di una pausa, avevano voglia di stabilità, avevano voglia di mettere radici in Italia e a tutti era piaciuta questa cittadina… Non ci serviva altro… e abbiamo deciso di provarci qui!

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la vista da casa nostra

Come avevo già scritto, dopo molte difficoltà, abbiamo trovato chi si è fidato, chi non ha avuto paura e ci ha affittato casa. La casa in questione è una villetta con un pò di terra, l’ultima del paese e, come promesso ai bimbi, possono andare in centro a piedi! Era vuota da almeno 10 anni e quindi ecco spiegato il titolo del post 😀 Abbiamo chiesto al proprietario di tenerci l’affitto basso e, in cambio, avremmo sistemato tutto quello che era da sistemare… per lui era un bene, per noi, col senno di poi, era un rischio!! Meno male 7 anni in Brasile ci hanno insegnato tantissimo. Max ha imparato a fare l’elettricista, l’idraulico, il carpentiere… E quindi ha sistemato tutte le prese, gli interrutori e i punti luce, ha sistemato l’INTERO impíanto idraulico visto che quando tiravamo l’acqua, hum… una parte finiva in vasca da bagno e il resto gocciolava in garage. Meno male, abbiamo dei vicini d’oro, ci aiutano e ci hanno dato un bel pò di tubi che non abbiamo dovuto comprare.

Oltre a tutto questo, abbiamo arredato casa completamente di seconda mano! L’unica cosa che abbiamo comprata nuova è stato lo scaldabagno che Max installerà nei prossimi giorni. Vari mobili li abbiamo ricevuti cercando sui vari gruppi Te lo regalo se te lo vieni a prendere. Altre cose le abbiamo comprate su subito.it. Max e Tommaso hanno smontato una cucina a Roma e l’hanno rimontata a casa nostra. Siamo stati come le trottole in giro per Roma per recuperare vari letti, armadi e divani. Morale, la casa è davvero carina, i bimbi hanno ognuno un letto a soppalco per avere il proprio spazio sotto, abbiamo divani sufficienti per la nostra grande famiglia, io ho una signora cucina con un sacco di spazio e fuochi, forno e frigo, nemmeno sembra vero!! Per tutto questo, cioè per arredare interamente casa, abbiamo speso poco più di 800 euro! A questo dobbiamo però aggiungere un giorno di noleggio di un furgone perché, mentre i letti e i vari armadi smontati siamo riusciti a trasportarli grazie al camper (in due volte, tutti insieme come le sardine!!), per la cucina e i divani non abbiamo avuto altra scelta.

Una cosa che ancora ci manca è la lavatrice ma aspettiamo di trovarla di seconda mano. Per ora sto utilizzando quella che stava in casa anche se non funziona bene e quindi lavo a mano per poi risciaquare in lavatrice facendola poi scaricare in un secchio visto che non scarica da sola. Non è il massimo della comodità ma a noi sembra bellissimo non aver più bisogno della lavanderia a gettoni!!

Ecco! L’importanza di sapersi arrangiare… ormai siamo veramente in grado di fare un sacco di cose!! Siamo felici di questo e anche i bimbi stanno imparando a fare un pò di tutto. Stiamo piantando un bel pò anche qui a casa… è vero, ci siamo fermati… ma il nostro camper è qui con noi… ora stiamo bene ma niente ci impedisce tra un pò di rimetterci in viaggio visto che l’affitto è di un anno. Ci vogliamo godere questi mesi sapendo che l’anno potrà prolungarsi se tutti staranno bene ma sapendo anche che saremo liberi di andare avanti se ne avremo voglia.

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tramonto sempre da casa nostra