Quando le differenze danno fastidio

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Nei giorni scorsi mi è arrivata questa mail:

“Buon giorno Virginie e Massimo,
non uso facebook per polemiche ideologiche quindi scrivo qui.
Non sono daccordo con alcune vostre scelte ma non cerco di infangarle sui social, mentre voi al contrario portate avanti un’opera  sistematica di “infangamento” di scelte e valori miei e altrui, peraltro adducendo motivazioni spesso credo oggettivamente false.
Qualsiasi ragazzino/a come le mie figlie e tutti quelli per i quali i genitori abbiano scelto una vita convenzionale, cioè sempre a scuola e  dimora stabile, ha tutto il tempo per imparare cose come la magia , la fotografia, la coltivazione di vegetali (cito quelle da voi riportate) e altro che interessi, mentre voi le avete presentate come  rese possibili dal non andare a scuola, l’abbinamento era chiaro già dalle prime righe.
Saper  riconoscere e utilizzare almeno 100 diverse specie di vegetali delle foreste, come fanno questi validissimi “sciamani”(perdonate il termine, almeno ci intendiamo) che citavate, è una cosa bellissima.
Se io o qualsiasi altra persona che vive come me volesse diventare come lui, spostandosi ad abitare nella foresta, penso che in circa un anno potrebbe arrivare a una accettabile competenza di queste 100 erbe.
E invece non vale in contrario, se lo sciamano  volesse diventare insegnante di liceo non potrà mai, perchè il suo percorso di vita non lo rende libero, e di questo a mio avviso bisogna tenere conto prima di idealizzare le vite altrui sui social.
Così come un ragazzino che non va a scuola, come può decidere se da grande vuole fare il giudice, l’ingegnere, il parrucchiere, il farmacista, il meccanico, il dentista o qualsiasi altra professione avendo solo l’esperienza proposta dai genitori?
Avete scritto che alcuni giorni fa i ragazzi erano cupi per l’inizio della scuola, ma avete provato a chiedere loro se preferissero non andarci mai come i vostri figli?
Io l’ho fatto, e sia le mie figlie sia tutti, ma proprio tutti quelli a cui ne ho parlato mi hanno risposto che sebbene non sia il massimo alzarsi alle 6.30-7 tutte le mattine e dover studiare, sono ben contenti che i genitori abbiamo scelto di mandarli a scuola.
I miei alunni che arrivano da esperienze come le vostre e ora sono a scuola non manifestano la minima intenzione di tornare alla vecchia dimensione.
Ma non l’ho scritto su facebook.
Stamattina poi mi è passato sotto gli occhi un post che parlava di scuola e obbedienza in una modalità che non mi sembra adeguata e su cui lascio perdere
Concludo con mie opinioni:                                                                                                       Credo non pensate che un giro di Dante, ossidoriduzioni, perifrastica passiva, elettromagnetismo possa giovare a un ragazzino ben al di là dei contenuti, io credo di sì, e tanto, .
Ne resta di tempo per fare fotografie e stare in famiglia, credetemi.
Credo che giovi molto anche stare  infinite ore e giorni immersi in mezzo ai coetanei.
Provate a proporre ai vostri figli di andare a scuola un anno, poi sceglieranno.
Credo scriverei tutto questo anche se non fossi insegnante.
Grazie per l’attenzione.
Con affetto”

La persona che ci ha scritto queste parole è un’insegnante, una persona che ci conosce bene, tempo fa aveva anche organizzato una conferenza per condividere il nostro modo di vivere, sa bene il percorso che abbiamo fatto, il perché di molte nostre scelte, sa che in Brasile i nostri figli sono andati a scuola e che ad un certo punto, decidendo con loro perché ascoltiamo anche le loro opinioni, abbiamo optato per l’educazione parentale. Educazione parentale poi significa appoggiare gli interessi dei propri figli ma anche accendere lampadine nelle loro teste, spingerli a leggere, a scrivere, a riflettere su quello che leggono e a farsi un’opinione propria. Chi ci ha scritto questa mail ha anche organizzato un incontro qui da noi in cui domani insegneremo ad un gruppo di persone ad impastare con pasta madre, perché crediamo in quello che facciamo, crediamo che sia importante condividere, che sia importante prendere tempo per gli altri. Con l’occasione, potevamo benissimo parlare di persona, potevamo confrontarci, invece ha preferito scrivere.

Sono andata a rileggere i vari post sulla nostra pagina per scoprire in che modo io possa aver infangato le idee altrui. Il nostro blog e la nostra pagina sono uno spazio in cui raccontiamo le nostre esperienze e i nostri viaggi. Ogni tanto condivido anche post e pensieri presi in altre pagine, ovviamente di persone che la pensano come noi, proprio perché siamo in pochi e spesso veniamo aggrediti, fa piacere trovare appoggio, la rete è anche questo, si trovano persone simili. Non ho mai scritto che il nostro modo di vivere sia quello giusto e non pensiamo assolutamente di essere superiori ad altri. Anzi, abbiamo dubbi tutti i giorni, ci poniamo domande sempre, il nostro lungo percorso è interamente fatto di dubbi e paure, come credo sia quello di tutti i genitori! Il nostro blog è solo il racconto di una storia, la nostra. Perché il nostro modo di vivere e di pensare offende chi la pensa diversamente? Perché molte persone che seguono un percorso più “normale” si devono sentire in diritto di giudicare chi ne fa uno diverso? Io non mi sento offesa da chi manda i figli a scuola perché è semplicemente la loro scelta e so che anche loro, come noi, avranno pensato al percorso migliore per i propri figli.

Ognuno di noi ha un’esperienza diversa, io e Max siamo stati super scolarizzati, abbiamo fatto una vita più che normale per molti anni, abbiamo seguito la strada che avevano tracciato per noi pensando che non ci fosse alternativa, siamo andati avanti senza riflettere molto. Poi però un pò alla volta abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava, qualcosa ci “disturbava”… abbiamo fatto un lungo percorso fatto di tanti momenti difficili per uscire da questa vita “normale” che per noi era una gabbia, l’abbiamo fatto per gradi proprio perché avevamo dei figli e non volevamo che le nostre scelte li condizionassero. Poi, piano piano, la paura è diminuita, i nostri figli nel frattempo sono cresciuti e ascoltandoli abbiamo capito che erano felici e che l’essere diversi poteva essere una ricchezza. Oggi crediamo, ma è sempre una nostra opinione, che rientrare nella “normalità” non sia più difficile che uscirne. Tutti fanno fatica, avere sempre il sorriso sulle labbra ed essere positivo ed ottimista non significa non aver sofferto, non avere dubbi e paure.

Sono molte le famiglie che ci contattano per saperne di più, per trovare appoggio, per capire come cambiare anche se si hanno dei figli ed è per questo che voglio continuare a scrivere, perché anche noi abbiamo avuto bisogno di leggere storie di altri per trovare il coraggio di essere noi stessi, di trovare la notra via e la nostra felicità. Anche questo è condivisione e ci credo molto, sto cercando di trovare il tempo per scrivere tutta la nostra storia, non per offendere chi la pensa in modo diverso ma per dar coraggio a chi si sente in gabbia ❤